Punto nascita di Atri, D’Alfonso non dà nessuna assicurazione

Il presidente parla all’incontro organizzato dal Pd e ribadisce che il governo impone dei tagli Molte contestazioni. Il sindaco Astolfi: «Prima di chiudere i reparti bisogna eliminare gli sperperi»
ATRI. Il governatore della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso non allontana lo spettro della chiusura del punto nascita dell’ospedale San Liberatore di Atri. Le sue parole durante il convegno sulla sanità organizzato ieri dal Pd nell’auditorium S. Agostino non hanno fatto ben sperare. Rivolgendosi ad una platea molto folta, D’Alfonso ha detto: «Voglio aiutarvi, ho sentito tutti i vostri interventi e sono rimasto entusiasmato dalla loro intensità. La struttura ospedaliera di Atri vive un’invalidazione che ha radici nella storia, occorre un piano di adeguato funzionamento, in Abruzzo scontiamo il problema della mobilità passiva dei pazienti che vanno in ospedali fuori regione. Puntiamo ad azzerare le liste di attesa, la cosa che bisogna fare è responsabilizzare i medici di famiglia. Purtroppo abbiamo delle griglie di condotta da rispettare. A fine mese ci rivedremo per un ulteriore incontro». Alla fine del discorso un’ ostetrica con gli occhi lucidi si alza e gli chiede in maniera diretta se il centro nascite chiuderà o meno: D’Alfonso, prendendole le mani l’ha guardata fissa negli occhi e non ha saputo rassicurarla aggrappandosi alla necessità di rigore chiesto dal governo. All’assemblea pubblica di ieri hanno partecipato numerosi esponenti del Pd tra cui il consigliere regionale Luciano Monticelli che ha organizzato l’incontro. Numerose sono state le stoccate da parte di cittadini e personale sanitario. La direttrice dell’ ospedale San Liberatore, Maria Mattucci, ha detto tra l’altro: «Siamo amareggiati, gli ultimi cinque anni sono stati pesanti da affrontare. La politica ci ha tolto l’ossigeno. Col tempo abbiamo visto chiudere diversi reparti con riduzioni di personale, il dirigente Varrassi ha puntato su S. Omero e non su Atri introducendo il parto indolore. Ad Atri avevamo un ospedale che funzionava, siamo stanchi di giocare». Il primario di ginecologia Giovanni Sciarra ha messo in evidenza come nel suo reparto in media nell’ultimo quinquennio sia stato superata la soglia dei 500 parti annui e che sarebbe insensato un ridimensionamento. Delo Tosi della Cgil ha ribadito: «Il personale continua ad essere tagliato, gli orari sono stati ridotti, molti dipendenti rimangono oltre l’orario di lavoro ad assistere i pazienti sacrificandosi. Occorre tagliare ancora?». E’ intervenuto anche il sindaco di Silvi Francesco Comignani che ha dichiarato: «Non si può fare a meno di considerare il commissariamento in atto della sanità abruzzese». Il sindaco di Pineto Robert Verrocchio ha invece posto l’accento sul fatto che la sanità di Atri va potenziata poiché serve un bacino di utenza molto grande. Ha preso la parola anche il sindaco di Atri Gabriele Astolfi: «D’Alfonso deve trattare con il governo per un rientro del commissariamento, prima di tagliare i reparti bisogna tagliare gli sperperi».
Domenico Forcella
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