Punto nascita, il Tar chiede lumi alla Asl

Ricorso del Comune di Atri contro la chiusura, i giudici dispongono un supplemento di istruttoria: si decide il 7 ottobre
ATRI. L’ospedale di Teramo è in grado di accogliere le 500 pazienti che mediamente ogni anno partoriscono all’ospedale di Atri? Soprattutto sarà in grado di farlo entro il 1° novembre, data stabilita per la chiusura del punto nascita del San Liberatore? Lo chiede alla Asl di Teramo il Tar dell’Aquila che nella seduta di mercoledì (le cui decisioni sono state rese note ieri) ha esaminato il ricorso presentato dall’amministrazione comunale atriana contro il provvedimento della Regione che stabilisce la chiusura del punto nascita di Atri, insieme a quelli di Penne, Ortona e forse Sulmona.
Il tribunale amministrativo non si è ancora pronunciato sul ricorso, ma ha disposto un supplemento di istruttoria chiedendo alla Asl di Teramo una relazione dettagliata sulle attività in corso all’ospedale Mazzini per garantire l’accoglienza delle partorienti provenienti da Atri. Il che significa innanzitutto nuove sale parto,ma anche allestimento dei servizi di trasporto di emergenza neonatale (Sten) e trasporto assistito materno (Stam), e potenziamento delle postazioni del 118. Il Tar ha invitato la Asl a fornire questa relazione entro il 7 ottobre prossimo, quando il tribunale si riunirà di nuovo per decidere sul ricorso del Comune di Atri – rappresentato dall’avvocato Carlo Scarpantonio – almeno per quanto riguarda la richiesta di sospensiva del provvedimento regionale, in attesa del successivo giudizio di merito.
Se verrà concessa o meno si vedrà nella prossima udienza, ma in ogni caso si può dire che i giudici amministrativi non hanno ritenuto manifestamente infondato il ricorso, altrimenti lo avrebbero subito respinto.
Ed è proprio questa considerazione che induce ad un certo ottimismo il sindaco di Atri Gabriele Astolfi. «Valuto positivamente la decisione del Tar di disporre un supplemento di istruttoria», dice il primo cittadino della città ducale, «perché significa che i giudici hanno recepito le nostre argomentazioni. O quantomeno non le hanno respinte, altrimenti ci avrebbero bocciato subito». «Il punto nascita del San Liberatore è uno dei più sicuri», aggiunge Astolfi», con oltre cinquecento parti all’anno: l’ospedale di Teramo è in grado di accogliere tutte queste pazienti? E poi non dimentichiamoci che abbiamo una viabilità da terzo mondo in provincia, che ci vogliono più di quaranta minuti per arrivare a Teramo da Atri».
Il che equivale alla domanda: ci sono tutte le condizioni di sicurezza per il trasporto rapido delle partorienti dal comprensorio atriano – un’area molto vasta che va da Roseto alla vallata dei Fino – all’ospedale Mazzini? Ed è proprio questa la risposta che dovrà fornire la Asl ai giudici amministrativi, i quali in base alla relazione prenderanno la loro decisione.
«Se vinciamo va bene», conclude Astolfi, «se non vinciamo faremo sicuramente ricorso al Consiglio di Stato. D’altra parte, se dovessimo vincere, ad appellarsi al Consiglio di Stato sarà certamente la Regione».
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