Purem, l’azienda nega l’incontro: scatta lo sciopero per otto ore

Lunedì si fermeranno gli 80 lavoratori dello stabilimento che rischia di perdere la produzione I sindacati: «Resta una situazione di profonda incertezza». Attesa la risposta delle istituzioni
CASTELLALTO . Otto ore di sciopero lunedì alla Purem di Villa Zaccheo di Castellalto. L’iniziativa era nell’aria da qualche giorno, da quando, in particolare, l’azienda tedesca aveva risposto picche all’invito del presidente della Provincia Camillo D’Angelo a partecipare a un tavolo a fine mese con le parti sociali per fare il punto sulla situazione attuale e sulle prospettive a lungo termine del sito di Castellalto. L’invito declinato ha scatenato l’indignazione delle organizzazioni sindacali che da tempo stanno monitorando le strategie della multinazionale, esternando di recente forti preoccupazioni sulla delocalizzazione in Romania della produzione di un progetto «vitale per il sito teramano», sostengono Natascia Innamorati della segreteria Fiom Cgil e Marco Boccanera della Fim Cisl. I sindacati nelle scorse settimane hanno condiviso i timori sulle imminenti scelte della Purem e più in generale sugli scenari futuri dell’automotive, sia col sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto che con D’Angelo. Da qui l’avvio di interlocuzioni e la convocazione di un tavolo con le parti sociali e la multinazionale. Il «non ci saremo» dell’azienda ha ulteriormente alzato il livello di preoccupazione non solo dei sindacati ma anche dei lavoratori che ieri si sono riuniti in assemblea decidendo di scioperare.
Lunedì otto ore di stop per ciascun turno lavorativo di tutte le maestranze, circa 80 fra lavoratori a tempo indeterminato e interinali che «hanno fatto e che tutt’ora producono quotidianamente la ricchezza della Purem Castellalto e della multinazionale Purem by Eberspecher e che adesso vivono una situazione di profonda incertezza», scrivono i sindacati. Lunedì porteranno la loro solidarietà ai lavoratori anche operai e rappresentanti sindacali del settore automotive della “Valle del Tubo” e di tutta la provincia. Fiom e Fim confidano nella presenza delle istituzioni e della politica locale e regionale, informate degli scenari negativi che potrebbero aprirsi dal graduale ridimensionamento del sito teramano sia per la provincia che per tutto l’indotto abruzzese. (v.m.)
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