Quasi certe in settembre le dimissioni di Brucchi

Il sindaco senza maggioranza è pronto a candidarsi a Parlamento o Regione In Forza Italia corre anche Gatti. Sull’altra sponda Tancredi, Di Sabatino e Ginoble
TERAMO. Il destino politico del sindaco Maurizio Brucchi e della sua amministrazione si compirà nelle prossime due settimane. A metà settembre, infatti, scadrà il termine per le dimissioni degli amministratori che intendono candidarsi alle elezioni politiche dell'anno prossimo e i giorni sul calendario scorrono veloci. Dopo un'invernata terribile, alle prese con i cataclismi naturali, e una primavera in cui sono tornate ad affiorare le tensioni in maggioranza che hanno caratterizzato il suo secondo mandato, il percorso del sindaco si avvicina a un bivio decisivo. Nell'ultimo documento politico stilato a giugno per ridare stabilità all'amministrazione Brucchi si è impegnato a restare fino al termine della consiliatura nel 2019, ma le firme in calce al quel provvedimento si sono progressivamente sbiadite. Di fatto il primo cittadino non ha una maggioranza su cui contare e i consigli comunali sempre più diradati negli ultimi mesi sono stati un chiaro segno d'incertezza.
IL NODO BILANCIO. Nonostante i ritmi rallentati delle sedute consiliari, però, c'è un passaggio obbligato che non si potrà eludere: l'esame del bilancio preventivo. L'emergenza sisma ha fatto slittare a novembre la scadenza per il voto del documento contabile per la cui approvazione serve il consenso di 17 consiglieri. Al di sotto di questa soglia il provvedimento non verrebbe approvato e di conseguenza l'amministrazione decadrebbe senza ulteriori pronunciamenti. Brucchi, che dall'inizio della consiliatura ha perso vari pezzi di maggioranza, al momento può contare su 15 voti sicuri che dunque non basterebbero a fargli superare indenne il consiglio dedicato al bilancio. Le dimissioni presentate dal sindaco a metà maggio e ritirate a inizio giorno, nell'ultimo giorno utile prima che diventassero definitive, non hanno cambiato lo scenario politico. L'assenza di una maggioranza certa e la quasi certezza di essere impallinato sul bilancio di previsione indurrebbero il sindaco ad anticipare i tempi e a dimettersi a metà settembre per non perdere l'opportunità della candidatura al Parlamento che, superata questa scadenza, non sarebbe più possibile.
SILVIO SPINGE. A favore del primo cittadino giocano anche le ripetute esternazioni del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi che punterebbe sugli amministratori locali, in particolare i sindaci al secondo mandato, per migliorare i risultati elettorali del partito di cui Brucchi è vicecoordinatore regionale. La prossima settimana sarebbero previsti degli incontri tra dirigenti di Forza Italia sulle candidature e potrebbe essere già decisiva per dare al sindaco maggiori certezze sull'investitura, ma il panorama dei potenziali candidati nelle file del centrodestra è quanto mai affollato.
GLI ALTRI. Il parlamentare uscente Paolo Tancredi (Area Popolare) è pronto alla terza rincorsa a un seggio in parlamento, ma anche il consigliere regionale di Forza Italia Paolo Gatti – il più votato in Abruzzo nelle ultime due tornate elettorali regionali – sta da tempo scaldando i motori per la sfida delle politiche. Per il sindaco ci potrebbe essere anche l'opzione regionale con la candidatura come governatore nelle elezioni anticipate per le dimissioni di Luciano D'Alfonso, anche lui in corsa per il parlamento ma sul fronte del centrosinistra. Della partita potrebbe essere anche il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino che otterrebbe la candidatura in quota Pd ma, come Brucchi, dovrebbe anche lui rinunciare a stretto giro al proprio incarico amministrativo. Nel conto va messa, però, la riproposizione del deputato uscente Tommaso Ginoble che non avrebbe intenzione di abdicare e lasciando il seggio che occupa da due legislature.
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