Recupero del manicomio, vince il progetto dello studio Desideri

La commissione, valutate le cinque proposte, ha scelto quella del team del famoso architetto romano D’Amico: «Avrà una torre scenica luminosa, un teatro sotterraneo da 500 posti e uno all’aperto»
TERAMO. Il recupero dell’ex manicomio è pronto al decollo. Ieri la commissione di gara istituita all’interno dell’università ha scelto il vincitore del concorso di progettazione per il complesso di Sant’Antonio abate.
La commissione presieduta da Annamaria Giovenale, preside della facoltà di architettura della Sapienza di Roma, Enzo Siviero, rettore dell’eCampus, Paolo Fusero direttore del dipartimento di architettura dell’università di Chieti-Pescara, Claudio Varagnoli docente di restauro sempre dell’università di Chieti-Pescara e Antonello Salvatori docente di tecnica delle costruzioni all’università dell’Aquila ha scelto la proposta progettuale, fra le cinque partecipanti, presentata da uno studio internazionale diretto dall’architetto Desideri di Roma. Fra un mese, trascorsi i tempi tecnici, lo studio inizierà a progettare e poi si procederà al bando europeo – d’obbligo, visto che in totale il recupero è stato finanziato con 30 milioni di euro – per l’assegnazione dei lavori. Che dovrebbe avvenire, secondo le previsioni, in capo a un anno.
«E' un progetto ambiziosissimo che, valorizzando tutto ciò che rappresenta il manicomio, inserisce elementi architettonici di grande pregio», commenta il rettore emerito dell’università di Teramo Luciano D’Amico, «una grande torre scenica che diventerà la lanterna luminosa in grado di far individuare la città, sarà realizzata assieme a un teatro coperto ipogeo da 500 posti che sopra avrà un teatro all'aperto da altri 500 posti che può fungere anche da cinema all’aperto. E la ex chiesa di Sant’Antonio abate diventerà un grande auditorium. Saranno creati in sostanza nuovi inserti che nel rispetto dell'esistente riescono a valorizzare un complesso straordinario e riescono a farlo diventare un complesso culturale di valenza regionale e anche nazionale». L’idea è di valorizzare la parte più antica e di demolire invece i padiglioni Cerulli realizzati nel Novecento nella cui area sorgerebbe la grande aula maglia-teatro con sopra il teatro all’aperto. Tutto questo accadrebbe nell’area verso ovest (quindi verso piazza Garibaldi), dove il piano archeologico realizzato dalla Sovrintendenza non ha evidenziato presenza di reperti, a differenza dell’ala opposta.
«Dalla ristrutturazione del complesso di Sant'Antonio abate», aggiunge D’Amico, «parte la rigenerazione dell'intera città. E’ una grande scommessa che consente alla città di riappropriarsi del suo cuore pulsante e che ne ridefinisce un’immagine sia in termini funzionali che architettonici. Consentirà la rigenerazione del tessuto culturale e il rilancio dello sviluppo economico del territorio, possibile solo parallelamente a un grande slancio culturale e verso progetti ambiziosi come questo».
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