Reddito di cittadinanza, scoperti altri 38 furbetti dell’indennità

Tra questi c’è un ristoratore con locale aperto e partita Iva, nei guai anche molti camerieri in nero Complessivamente avrebbero incassato 311mila euro di somme non dovute che dovranno restituire
TERAMO. Dal ristoratore teramano con tanto di partita Iva ai cittadini stranieri che hanno omesso di dichiarare il tempo di residenza in Italia (requisito fondamentale per l’indennità): c’è di tutto tra i 38 furbetti del reddito di cittadinanza denunciati della guardia di finanza nei primi due mesi dell’anno. Complessivamente avrebbero percepito 311mila euro di indennità non dovute. Numeri, che si aggiungono ai tanti del 2021, a riflettere l’immagine di un Paese in cui tutto è sempre possibile fino a quando non scatta l’inchiesta a definire l’illecito. Nel Teramano la lotta ai furbetti del reddito di cittadinanza è iniziata ormai da anni, da quando la misura è stata introdotta. Tanto è vero che per molti ci sono fascicoli giudiziari già arrivati davanti al tribunale con richieste di rinvio a giudizio e tanti altri sono già in fase dibattimentale.
E l’attività di controllo del comando provinciale delle Fiamme gialle, agli ordini del colonnello Gianfranco Lucignano, non si ferma e anzi si intensifica visto che i controlli messi insieme nei primi mesi di quest’anno sono già di gran lunga superiori a quelli dell’anno scorso.I finanzieri delle compagnie di Teramo e Giulianova e delle tenenze di Nereto e Roseto, a seguito di mirate analisi di rischio elaborate dalla componente speciale della guardia di finanza, hanno denunciato 38 persone che avrebbero percepito l’indennità senza averne i requisiti. Le violazioni riscontrate hanno riguardato il 97 dei controlli eseguiti: tra questi, in particolare, sono emerse false dichiarazioni di cittadini stranieri che al momento della presentazione della domanda hanno dichiarato falsamente di aver il requisito della residenza in Italia da almeno dieci anni.
Tra i denunciati anche molti che hanno dichiarato di essere disoccupati e che invece lavoravano in nero, soprattutto camerieri. C’è poi il caso del ristoratore che, secondo l’accusa ricostruita dalle Fiamme Gialle, aveva ottenuto il reddito di cittadinanza mediante una falsa attestazione della propria situazione economico-patrimoniale. Tutti rischiano da ue ai sei anni. L’ ipotesi di reato, prevista inizialmente come truffa e poi come indebita percezione di erogazioni pubbliche, è stata meglio definita nel decreto legge del 28 gennaio 2019 coordinato con la legge di conversione del 28 marzo 2019 riguardante proprio le disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni che all’articolo 7 stabilisce: «Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni».
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