Reddito di cittadinanza, scovati 5 furbetti

Hanno dichiarato di essere disoccupati ma in realtà lavoravano in nero, la Procura li indaga per truffa allo Stato
TERAMO. Sono cinque i casi definiti da indagini già chiuse e approdati sul tavolo del pm Davide Rosati. Ma è ipotizzabile che il numero dei furbetti del reddito di cittadinanza scoperti nel Teramano sia destinato ad aumentare nell’ambito dei controlli delegati alla guardia di finanza, così come su tutto il territorio nazionale. Cronache quotidiane che non sempre balzano agli onori della cronaca, ma che scandiscono la realtà. Come nel caso dei cinque per cui la Procura di recente ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini con l’accusa (per tutti) di truffa ai danni dello Stato e violazione delle normative che regolano il reddito di cittadinanza: i cinque si sono spacciati per disoccupati ma in realtà hanno sempre lavorato in nero. Si tratta di lavoratori dell’edilizia e di piccoli artigiani.
Secondo la Procura (il fascicolo è del pm Davide Rosati) avrebbero indebitamente percepito per due mesi un assegno di circa 600 euro pur lavorando in nero: in tre casi come operai edili, in due come piccoli artigiani. Per i primi tre nella richiesta era stato inserito solo il basso reddito delle mogli dei richiedenti mentre loro erano indicati come disoccupati. In realtà così non era e a questo proposito sono stati denunciati anche i datori di lavoro. Nel frattempo l'Inps ha già provveduto alla sospensione del versamento del reddito di cittadinanza.
Gli ultimi dati sulle domande presentate in Abruzzo per ottenere il reddito di cittadinanza risalgono a settembre. Complessivamente sono state presentate e accolte 21.091 domande: per la provincia teramana sono state 4.229. A livello nazionale la guardia di finanza – che dispone di un apposito nucleo per il controllo della spesa pubblica – stima che i livelli di frode arrivino quasi al 70% dei casi sottoposti a controlli di base. Il metodo investigativo è l’indicatore Isee e la relativa Dsu (dichiarazione sostitutiva unica), cioè i punti di accesso al beneficio del reddito di cittadinanza che viene erogato o meno in base a questi indicatori. In questo modo la Finanza ha trovato false dichiarazioni rese in autodichiarazione che hanno consentito a molti di percepire illecitamente gli assegni. Le informazioni false eventualmente dichiarate non emergono dalle verifiche automatiche e possono essere scoperte soltanto da una capillare azione di monitoraggio e controllo sul territorio.
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