Resta vuoto oltre il 30% delle case acquistate per gli sfollati del sisma

11 Luglio 2022

Regione e Ater chiedono alla Protezione civile di sollecitare i sindaci «Se non le assegnano, queste case possono essere date ad altri»

TERAMO. Con la fame di case che c’è in giro, sarebbe uno spreco e anche uno sfregio lasciare vuoti gli alloggi nuovi acquistati con i soldi pubblici per ospitare gli sfollati del sisma 2016: perché, al momento, oltre il 30 per cento di questi alloggi, in provincia di Teramo, è rimasto inutilizzato. Da questa considerazione e da questi numeri è scaturito un incontro istituzionale convocato dalla consigliera regionale della Lega Simona Cardinali al quale hanno partecipato Silvio Liberatore, dirigente del servizio Emergenze della Protezione civile della Regione Abruzzo, e Antonella De Felice pure della Protezione civile regionale, che si occupa di assistenza alla popolazione per sisma e Covid.
Nell’incontro la presidente dell’Ater di Teramo, Maria Ceci, ha illustrato alla Protezione civile la situazione di tutte le abitazioni acquistate dalla Regione per fronteggiare l'emergenza post-sisma e confluite nel patrimonio dell’Ater. Gli alloggi in questione, per la provincia di Teramo, sono 170. Inizialmente era previsto che ospitassero solo inquilini di case popolari che nel sisma avevano riportato danni di tipo E, poi c’è stata un’estensione agli inquilini danneggiati con esito B. A quanto risulta, almeno il 30 per cento non è stato assegnato dai Comuni, gli enti ai quali spetta l’assegnazione. I motivi? Un po’ i ritardi dei Comuni stessi nel predisporre i bandi, un po’ lo scarso gradimento registrato da parte degli inquilini sfollati per alloggi che nella maggior parte dei casi sono molto periferici. Ci sono in particolare tre centri – Teramo, Atri e Mosciano – dove il numero di appartamenti inutilizzati è significativo.
Simona Cardinali commenta: «Tenuto conto delle tante richieste per gli alloggi popolari, tenuto conto che tanti alloggi Ater sono bloccati e vuoti poiché destinati all'emergenza sisma, tenuto conto dei fondi pubblici impegnati (i famosi Cas, contributi di autonoma sistemazione) per chi è rimasto senza casa a causa del terremoto (diverse famiglie potrebbero usufruire degli alloggi Ater ma per diverse ragioni continuano a percepire il Cas) ho ritenuto opportuno fare un punto della situazione. Così ho ottenuto l'impegno dalla Protezione civile regionale, che ringrazio vivamente per la disponibilità, di sollecitare i sindaci affinché si muovano per rendere agevole il processo di rientro e quindi avere contezza degli alloggi e della loro effettiva disponibilità. È un peccato tenere alloggi vuoti a causa del vincolo sisma quando queste case potrebbero essere destinate a famiglie bisognose che attendono da troppo tempo».
Maria Ceci spiega tecnicamente cosa potrebbe accadere dopo che i sindaci avranno risposto alla Protezione civile.: «Questi alloggi», dice la presidente dell’Ater, «una volta che i sindaci ci diranno di non averne più bisogno potrebbero essere trasformati, ovvero dare sistemazione ad altre persone. Sarà necessaria, ovviamente, una modifica alla legge per ampliare la destinazione d'uso di queste abitazioni, al momento vincolata al post-sisma. Ad esempio la destinazione si potrebbe estendere all’emergenza abitativa in generale o ad altre calamità, ad esempio le frane. Un’altra ipotesi potrebbe essere di tenere riservata una quota per un'occupazione definitiva da parte degli sfollati del sisma».
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