Riabilitazione vietata a 5 disabili

4 Luglio 2014

Andavano al centro di S. Atto, dirottati in una struttura che non esiste

GIULIANOVA. «Sono stanca di cercare la carità per mio figlio, questo è un altro diritto che la sanità ci toglie». Parla così la madre di uno dei cinque ragazzi disabili del distretto sanitario di Roseto che da lunedì non potranno più usufruire dei trattamenti del centro di riabilitazione diurna di Sant’Atto, gestito dalla Fondazione Anffas, perché giudicati “idonei per Cdda (Centro diurno disabili adulti”. Peccato però che questo tipo di struttura in Abruzzo non esista.

La doccia fredda per i genitori dei cinque pazienti, tra i 34 e i 55 anni, è arrivata ieri mattina quando, il direttore medico Romildo Don li ha convocati per esporre loro i fatti. È da gennaio che la situazione appare strana visto che, ogni tre mesi, ai ragazzi veniva detto che non potevano usufruire dei servizi finchè i distretti sanitari di appartenenza non avessero rinnovato la convenzione con la struttura teramana. Il direttore ha spiegato quindi ai genitori che le convenzioni per i loro figli erano state sì rinnovate, ma con la postilla, scritta a mano sul foglio di valutazione, che recita “setting non appropriato, idoneo per Cdda”. Il responsabile ha poi chiarito che il personale del centro di riabilitazione avesse da tempo interpellato il distretto sanitario di Roseto, diretto da Amalia Giovanna Censoni, per sapere cosa volesse dire quella dicitura (di cui anche loro ignoravano il significato) e che solo pochi giorni fa, dopo molte telefonate, si sono sentiti rispondere che non potevano più accogliere i cinque disabili (tutti giudicati gravi e in riabilitazione in regime semiresidenziale), provenienti da Giulianova, Cologna e Roseto.

«Adesso dove dovrebbero andare i nostri figli?», si chiede arrabbiata e amareggiata la donna, «e perché sono stati esclusi solo i ragazzi del distretto di Roseto?». Il centro riabilitativo, avendo prestato servizi per sei mesi ai ragazzi senza le necessarie autorizzazioni, potrebbe dover restituire alla Asl ben 62 mila euro per le prestazioni erogate. Ancora una volta, dunque, viene toccata e lesa la dignità di tante famiglie e di tante persone che non possono difendersi. Per alcuni dei ragazzi esclusi, il centro di Sant’Atto rappresentava l’unica possibilità di effettuare fisioterapia e un modo per impegnare almeno una parte della giornata.

«Adesso come faremo», si chiede un altro genitore, «dovrò tenere mio figlio a casa tutto il giorno». La mannaia della spendine review, dunque, non fa sconti: taglia senza alcun riguardo per chi è in difficoltà. Adesso i genitori dei cinque ragazzi rivolgono un accorato appello al nuovo governatore della Regione, Luciano D’Alfonso affinché prenda a cuore questa situazione.

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