Riapre la Rianimazione Covid Intubati 4 “no vax” di 50 anni

Sono 81 i dipendenti Asl positivi: accorpati reparti in tutti e quattro gli ospedali
TERAMO. Il picco della quarta ondata Covid è arrivato e anche nel Teramano la sanità pubblica è costretta a riorganizzarsi. «Esiste una sanità in tempo di pace e una sanità in tempo di guerra», sottolinea fin dai drammatici giorni della prima ondata il direttore generale della Asl Maurizio Di Giosia. Ebbene, per la terza volta in meno di due anni – la prima fu nel marzo 2020, la seconda nell’ottobre dello stesso anno – la modalità “guerra”, ovvero di emergenza, s’impone su quella “pace”, ovvero ordinaria.
ALLARME RICOVERI
L’Unità di crisi Covid della Asl di Teramo ieri mattina si è riunita per adottare misure urgenti in modo da far fronte all’impennata di ricoveri correlata al picco della pandemia. A ieri pomeriggio i ricoveri di pazienti positivi in tutte le strutture Asl erano 104: 57 al Mazzini (di cui cinque in Rianimazione), 16 ad Atri e 34 in via di guarigione nella Rsa di Bellocchio. Tanto per far capire quanto è stata rapida l’evoluzione della pandemia, il 20 dicembre scorso c’erano 52 ricoverati, 36 al Mazzini e 16 a Bellocchio: esattamente la metà dei 102 di oggi. «Ci troviamo di fronte a una situazione molto impegnativa, ma sostanzialmente diversa rispetto alle precedenti ondate», ha spiegato il direttore generale della Asl Maurizio Di Giosia, «in quanto se precedentemente i ricoveri erano sostanzialmente causati dalla gravità di patologie causate dal coronavirus, adesso si tratta più che altro di ricoveri causati da patologie ordinarie ma su pazienti malati di Covid, che dunque necessitano della degenza in reparti ad hoc. Tutto questo è da ricondursi certamente al fatto che la maggioranza della popolazione è vaccinata e quindi più protetta dal virus, oltre al fatto che la variante Omicron ha sintomi meno gravi. Discorso a parte per i non vaccinati, che hanno una situazione clinica molto più grave. Non a caso quasi il 100% di pazienti positivi ricoverati nelle nostre Terapie intensive non è immunizzato». Più precisamente, quattro dei cinque ricoverati in Rianimazione sono non vaccinati, e tutti intorno ai 50 anni. Il quinto è un 73enne vaccinato. Ad aggravare il quadro, nella Terapia subintensiva del Mazzini ci sono quattro persone, pure non vaccinate, che rischiano seriamente di finire intubate.
L’UNITÀ DI CRISI
Per far fronte all’aumento della pressione dei malati positivi sugli ospedali ieri l’Unità di crisi ha disposto la riapertura della Rianimazione Covid del terzo lotto del Mazzini (finora erano aperti solo alcuni posti, dedicati e isolati, nelle Rianimazioni “normali”), per ora con sei posti letto. Inoltre da ieri all’ospedale di Atri la Riabilitazione è stata riconvertita in reparto Covid con 19 posti letto e nelle prossime ore anche la Medicina di Atri diventerà reparto Covid. Contemporaneamente sono state accorpate le Chirurgie e Ortopedie degli ospedali di Atri, Giulianova e Sant’Omero e l’Otorino e la Chirurgia toracica del Mazzini. Per il momento non è stata bloccata l’attività chirurgica, in modo da garantire comunque il trattamento di altre patologie extra Covid. L’Unità di crisi ha anche aumentato da 30 a 35 i posti letto nella Rsa di bivio Bellocchio dove confluiscono i pazienti in via di guarigione. «Tutto questo per recuperare personale, in particolare infermieri», spiega ancora Di Giosia, «di cui, in attesa della conclusione del recente concorso, si è acuita la carenza. Attualmente infatti, abbiamo 81 dei nostri dipendenti ammalati di Covid e dunque in malattia. Da qui la necessità di procedere agli accorpamenti». Degli 81 malati di Covid, 12 sono medici e 46 infermieri. Se si aggiungono i 45 dipendenti della Asl che non si sono vaccinati, parte dei quali è stata sospesa e parte dei quali si è messa in malattia, il “buco” nell’organico della Asl – già risicato di suo – diventa drammatico. Se (com’è probabile) altri sanitari si ammaleranno o saranno costretti all’isolamento, c’è da immaginare che l’attività ordinaria della Asl subirà altri, dolorosi tagli.
CASI POSITIVI A SCUOLA
Era inevitabile, quantomeno se l’aspettavano in tanti: il rientro a scuola in piena quarta ondata non poteva non avere strascichi. Da oggi è in quarantena una classe della scuola dell’infanzia De Albentiis di Teramo a seguito della positività (accertata ieri) di un bimbo. La classe ospita 19 bambini di quattro anni, alcuni dei quali non erano rientrati a scuola dopo le vacanze di Natale o perché malati o per il timore di contagi da parte dei genitori. I bimbi e le educatrici che sono stati a contatto con il positivo dovranno restare in isolamento per dieci giorni. Proprio i genitori di quella scuola nei giorni scorsi avevano contestato alla Regione, con una polemica lettera, di non aver esteso alle scuole dell’infanzia la campagna di test Covid sulla popolazione scolastica. Sempre a Teramo, una sezione del nido di Colleatterrato è in isolamento per l’accertata positività di un’alunna.(Ha collaborato
Veronica Marcattili)
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