Ricevono l’indennità degli sfollati ma vivono a Roma da otto anni

6 Febbraio 2022

Rinviati a giudizio in quattro con l’accusa di indebita percezione, già sequestrati 60mila euro Secondo l’accusa, avrebbero fatto risultare di risiedere nelle abitazioni teramane danneggiate 

TERAMO. Altre storie a scandire le cronache giudiziarie del post sisma. Perché resta la sistematica e illecita elusione delle regole a legare le tante inchieste aperte sul terremoto. Come in questo caso in cui quattro persone, appartenenti a due nuclei familiari diversi, sono finiti a giudizio per indebita percezione del contributo di autonoma sistemazione dopo che nei mesi scorsi la Procura teramana ha chiesto e ottenuto il sequestro di circa 60mila euro, ovvero la somma che secondo l’autorità giudiziaria i quattro avrebbero percepito senza averne i requisiti.
Le indagini (delegate dal pm Stefano Giovagnoni) ai vigili urbani hanno accertato che i due nuclei familiari in realtà nelle due abitazioni del centro storico risultate lesionate dopo il sisma del 2016 non avrebbero mai abitato visto che dal 2014 vivono a Roma. Nella documentazione presentata in Comune per accedere all’autonoma sistemazione, invece, è stato dichiarato che, solo dopo aver avuto la casa lesionata dal terremoto, i due nuclei familiari si sono trasferiti nella Capitale. In realtà, secondo l’autorità giudiziaria, negli alloggi teramani non avrebbero mai vissuto.
Il Cas è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito all’accertamento di lesioni conseguenza delle scosse. Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili. A Teramo, ormai da tempo, svariati sono stati i procedimenti giudiziari aperti dalla Procura sul terremoto, a cominciare proprio da quelle che hanno fatto emergere casi di truffe o di indebita percezione. Le inchieste, conseguenza di esposti e accertamenti delle varie polizie municipali, sono coordinate da un pool di magistrati. La chiave di volta investigativa per scovare i “furbetti” è un metodo ormai collaudato dal sisma dell’Aquila: l’incrocio dei dati che consente di capire se il contributo di autonoma sistemazione debba essere percepito. Fino a questo momento sono stati più di cinquanta i fascicoli già aperti dai pm del pool di cui alcuni definiti sia con processi in corso, sia con istanze di patteggiamenti.
Perché la storia si ripete sempre e la violazione sistematica delle regole continua a rimanere il filo conduttore dei post terremoti raccontati dalle cronache giudiziarie in un Paese in cui tutto è sempre possibile fino a quando non scatta l’inchiesta dell’autorità giudiziaria a definire l’illecito.
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