Richetti conferma gli impegni Malavolta: «È un saccheggio»

29 Luglio 2016

Il caso del capannone ex Magus andato all’asta. L’azienda affittuaria: «Non ci saranno ricadute» L’imprenditore: «Svuotati i beni del fallimento, ora trasferiranno la produzione nel loro stabile»

TERAMO. Richetti Spa conferma al tavolo delle relazioni industriali tutti gli impegni, i sindacati ne prendono atto. Mario Malavolta, invece, grida al «saccheggio» e alla «vergogna». Non c’è pace per la vicenda del fallimento Foodinvest, che ieri ha vissuto un nuovo capitolo della sua intricata storia.

In Provincia sindacati e Richetti spa, rappresentata dal consulente aziendale Marco Fraticelli, si sono confrontati sulle questioni che nei giorni scorsi avevano creato allarme fra i dipendenti: ovvero l’acquisto all’asta dello stabilimento ex Magus di Sant’Atto (dove Richetti produce fette al latte) da un soggetto imprenditoriale terzo ed estraneo al comparto alimentare (ovvero l’Alfagomma). Il rappresentante aziendale ha «smentito categoricamente che vi possano essere riflessi negativi in quanto il contratto di locazione (fino al 2020, ndr) rappresenta un conclamato diritto all’occupazione dell’opificio trasferito. Resta, pertanto, valido quanto riferito dalla proprietà nel corso dell’incontro tenutosi lo scorso 29 giugno, laddove, al contrario, si paventava la necessità di un significativo impegno da parte delle maestranze per fare fronte alle ingenti commesse acquisite». Sempre secondo l’azienda «i consolidati programmi industriali di produzione hanno una valenza a tutto il 2018 e, quindi, rappresentano la maggiore garanzia sulla continuità aziendale ed il conseguente mantenimento degli attuali livelli occupazionali». I sindacati hanno preso atto chiedendo però che «al fine di fare fronte all’incremento produttivo, l’azienda rispetti l’impegno a trasformare i contratti a tempo determinato o somministrati in rapporti a tempo indeterminato».

In Provincia ieri è andato anche Mario Malavolta, che ha lasciato un comunicato stampa in cui ribadisce quanto già dichiarato al Centro tempo fa: «In otto anni, da quando la gestione della Foodinvest Bakery è stata presa da Richetti, è stato perpetrato un vero e proprio saccheggio ai danni del fallimento, dei creditori e del fallito». Per Malavolta, che parla di «ruolo fondamentale dei curatori», la vendita all’asta a terzi del capannone ex Magus significa lo svuotamento definitivo dei beni del fallimento Foodinvest, perché nel frattempo Richetti ha acquisito dal leasing un capannone attiguo «nel quale sta realizzando una linea di produzione identica a quella delle fette al latte, prodotto di punta». Malavolta prevede che Richetti si trasferirà presto lì, recitando «la parte della vittima», dopo «aver gestito un’azienda e occupato il relativo immobile senza titolo». Il riferimento è al mancato pagamento di diversi anni d’affitto sia del ramo d’azienda che dell’immobile, che secondo lui renderebbe nullo il contratto di cui invece si fa forte Richetti. «Quel contratto», ribadisce, «non esiste, è scaduto, lo stesso giudice scrive che stanno lì senza titolo». Conclusione: «Non mi sbilancio se dico che il fallimento è stato privato di una cifra tra gli 8 e i 10 milioni di euro tra mancati pagamenti, cessioni dissennate di macchinari e attrezzature e perdita dell’avviamento. Chi pagherà per questa vergogna?».(d.v.)

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