Riciclaggio con una frode informatica

5 Febbraio 2015

Teramano sotto processo per avere sottratto 3.300 euro a un messinese e averli girati in Russia

TERAMO. Rischia una condanna pesantissima, fino a 12 ani di carcere, per essere stato l’intermediario di una frode informatica ai danni di un ignaro signore di Messina al quale vennero sottratti circa tremila euro dal conto corrente.

L’accusa di cui deve rispondere un teramano di 47 anni, Giorgio Carlucci, è quella di riciclaggio, un reato che prevede una pena da 4 a 12 anni di reclusosne, sempre se il tribunale di Teramo, davanti al quale si sta svolgendo il processo a suo carico, lo riterrà colpevole. I fatti risalgono al 2009 e nel frattempo – secondo quanto riferito dal difensore dell’imputato, l’avvocato Alessia Iadecola – l’uomo avrebbe provveduto a restituire la somma indebitamente sottratta. Una circostanza che, se verrà confermata documentalmente nella prossima udienza dovrebbe alleggerire la sua posizione processuale. Il 47enne teramano è finito sotto inchiesta perché si sarebbe auto-inviato sul proprio conto corrente un bonifico di 3315 euro, disponendo l’operazione dal conto corrente del messinese. Una volta intascata la somma ne avrebbe trasferito una buona parte – per l’esattezza 2928 euro – a un russo di nome Sergey Dankov tramite il servizio di money transfer della Western Union.

Stando alle accuse – il pm di udienza è laura Colica – questa strana operazione finanziaria si spiegherebbe così: Dankov sarebbe un hacker russo che in qualche modo – forse tramite il cosiddetto “phishing” – avrebbe rubato i codici di accesso al conto corrente del messinese e li avrebbe girati al teramano. Quest’ultimo avrebbe fatto il bonifico on line a proprio favore girando subito dopo gran parte della somma al suo presunto committente russo, trattenendo per sé i 387 euro di differenza. Accuse che ovviamente dovranno passare al vaglio del tribunale, presieduto da Giovanni Spinosa, che ha aggiornato il processo al prossimo 11 febbraio per quella che dovrebbe essere l’udienza conclusiva.

L’inchiesta prese avvio quando il messinese, avvisato da un sms della sua banca, si era accorto che era stato autorizzato un bonifico dal suo conto corrente senza che ne sapesse nulla. L’uomo denunciò la cosa alla magistratura siciliana; poi, una volta accertata la destinazione del bonifico, l’inchiesta era passata alla procura teramana. (e.a.)

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