Ricostruzione bloccata, edilizia a picco

13 Marzo 2015

Beccaceci (Ance): ci sono 360 milioni che i comuni del cratere non riescono a spendere e intanto le imprese chiudono

TERAMO. Edilizia mai così giù. Uno dei principali pilastri dell’economia ha segnato nel 2014 (fonte Ance-Istat) il dato più basso degli occupati dal 2008 a questa parte: 10.500. Un calo del 3,5% rispetto all’anno precedente, e il quinto anno con segno negativo.

Una situazione tanto drammatica non è solo colpa della crisi. Il presidente dell’Ance, Vittorio Beccaceci, per sua natura è misurato nelle espressioni, ma le sue parole pesano come macigni: «Non possiamo non sottolineare che le amministrazioni hanno una scarsa propensione a fare una programmazione di opere sulle esigenze del territorio e hanno scarsa capacità di portare a termine questi progetti».

Due le prove inoppugnabili. I risultati di una ricognizione sui progetti immediatamente cantierabili in provincia, nata per le scuole (in vista del decreto finanziato con 850 milioni) ma allargato anche ad altri settori. Ma anche uno studio sui cantieri avviati nella ricostruzione post sisma. Sono solo due i Comuni teramani nel cratere che hanno avuto il nulla osta piano di ricostruzione (una specie di piccolo Prg necessario per avviare buona parte dei lavori, soprattutto nei centri storici), cioè Penna Sant’Andrea e Arsita. Castelli ha adottato il piano, ma non ha il nulla osta, Colledara, Fano, Montorio, Pietracamela e Tossicia devono ancora adottarlo. «Il totale stimato del valore della ricostruzione privata», spiega Beccaceci, «negli 8 comuni non dovrebbe essere inferiore ai 300 milioni, a cui si sommano opere pubbliche fra i 30 e i 60 milioni. Sono somme enormi, che rappresentano 10 volte l’importo medio annuo dei bandi di gara nel Teramano (nel 2014 solo 26 milioni, ndr)».

L’invito, dunque, è agli amministratori locali, ad approvare subito i piani entro l’anno, in modo da iniziare i lavori nel 2016 e frenare così l’emorragia di imprese e posti di lavoro in edilizia. Invito che arriva alla vigilia dell’incontro convocato in Provincia per il 16 con l’Ufficio speciale per la ricostruzione, proprio per sollecitare i Comuni. Il problema è infatti tutto burocratico: gli interventi privati nel cratere non soggetti al piano di ricostruzione sono “decollati” subito, tanto che è stato speso l’82,66% delle risorse a disposizione.

E’ l’unica nota positiva. Se si scende nel dettaglio e si considerano i lavori nelle scuole del Teramano danneggiate dal sisma sono conclusi in un solo istituto a Corropoli e in tre, a Bisenti e Penna Sant’Andrea sono in corso. Nelle altre 24 scuole è tutto congelato. «Eppure ci sono più di 18 milioni a disposizione (ne è stato speso solo uno, ndr) e si tratta di edifici frequentati giornalmente, da mettere in sicurezza: i lavori potrebbero iniziare ma non ci sono i progetti», fa notare il presidente.

Non va meglio nei 30 comuni fuori cratere che hanno subito danni accertati: i privati sono riusciti a spendere solo il 27,91% degli oltre 77 milioni di lavori (21 milioni e mezzo).

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