Ricostruzione ferma al palo Di Marcello difende i tecnici

24 Agosto 2019

TERAMO. A tre anni dal sisma che ha devastato il centro Italia e a dieci anni dal terremoto dell’Aquila, «ci sono ancora paesi in cui non parte la ricostruzione». L’ordine degli architetti,...

TERAMO. A tre anni dal sisma che ha devastato il centro Italia e a dieci anni dal terremoto dell’Aquila, «ci sono ancora paesi in cui non parte la ricostruzione». L’ordine degli architetti, attraverso la voce del presidente Raffaele Di Marcello, torna ancora una volta a denunciare i ritardi accumulati. E nel farlo difende i professionisti da quelli che ritiene come attacchi strumentali. «Tra avvicendarsi di commissari, ordinanze e leggi, subcommissari, sottosegretari con delega alla ricostruzione, tavoli di lavoro», tuona Di Marcello, «si potrebbe pensare che il quadro della situazione sia chiaro e, invece, c’è ancora chi si ostina a trovare in presunti errori dei tecnici le cause dei ritardi nella ricostruzione. Eppure le nostre richieste sono state, fin dall’inizio, chiare, così come totale è stata la disponibilità di ordini e collegi professionali». Di Marcello ricorda come con l’ex direttore dell’Usr Marcello D'Alberto gli ordini avessero concordato incontri periodici e una faq online proprio per chiarire eventuali criticità nella presentazione delle pratiche. «Ma ad oggi leggiamo di presunte inesattezze senza che sia chiaro se siano dovute a singole “incapacità” dei tecnici o a criticità ricorrenti», continua Di Marcello, «Gradiremmo che l’Usr ci segnalasse se ci sono errori in modo che si possa intervenire, se di nostra competenza. Se invece questi derivano dalla complicata macchina organizzativa che, a tre anni dal sisma, vede ancora la necessità di ordinanze per disciplinare punti oscuri e, addirittura, di una nuova struttura di “supertecnici”, allora qualcuno si faccia delle domande e si dia, in tempi brevi, le risposte che tutti noi attendiamo». Il presidente dell’ordine degli architetti rigetta dunque le accuse ai tecnici. «Siamo stufi di subire attacchi strumentali mentre le richieste degli ordini, a tutti i livelli, vengono ignorate», conclude, «Il nuovo governo, qualunque esso sia, deve ideare, subito, una struttura permanente che si occupi del post emergenza, formando i tecnici degli enti locali e delle strutture ministeriali in modo che possano operare nelle fasi di ricostruzione, senza, ogni volta, dover ricorrere a professionalità da reperire a tozzi e bocconi, senza certezze di stabilità e retribuzione, spesso prive della necessaria formazione. I nostri territori hanno aspettato anche troppo, e il terremoto non segue i tempi della politica».