Ridotti i fondi per gli asfalti del Giro d’Italia Pepe attacca Marsilio, D’Annuntiis replica

1 Ottobre 2020

Nuovo attacco del consigliere regionale del Pd Dino Pepe alla giunta Marsilio, stavolta sui fondi per gli asfalti sul tracciato del Giro d’Italia, e immediata replica del sottosegretario regionale...

Nuovo attacco del consigliere regionale del Pd Dino Pepe alla giunta Marsilio, stavolta sui fondi per gli asfalti sul tracciato del Giro d’Italia, e immediata replica del sottosegretario regionale Umberto D’Annuntiis. Pepe scrive: «La giunta Marsilio riduce i fondi per rifare le strade nel Teramano in vista del passaggio del Giro d’Italia 2020. Inizialmente, con la delibera di giunta n. 573 del 21 settembre per gli interventi urgenti in materia di sicurezza viaria nella provincia di Teramo, erano state previste somme pari a 1.405.509 euro (di cui 1.157.478 per la Provincia, 129.921 per il Comune di Tortoreto e 118.110 per il Comune di Colonnella). Successivamente però questi fondi sono stati ridimensionati con delibera di giunta del 29 settembre che ha ridotto il totale a 956.896 euro (di cui 775.861 per la Provincia, 94.827 per il Comune di Tortoreto e 86.206 per il Comune di Colonnella), con una diminuzione pari 448.612 euro (meno 381.616 per la Provincia e meno 35.093 per il Comune di Tortoreto e 31.903 per il Comune di Colonnella). Ancora una volta il governatore Marsilio e la sua giunta penalizzano Teramo e la sua
provincia», accusa Pepe.
D’Annuntiis replica: «Il consigliere Pepe dà, come sempre, informazioni fuorvianti. 1) Omette di dire che la giunta regionale ha reperito risorse pari a 3 milioni di euro per gli enti locali. 2) Omette di dire che tali fondi sono stati distribuiti in base ai Km di strada interessati tra gli enti richiedenti. 3) Omette di dire che alla Provincia di Teramo sono stati assegnati circa un milione di euro sui tre milioni di euro totali. Per quanto riguarda il ruolo di cenerentola d’Abruzzo, il consigliere Pepe si faccia un esame di coscienza e ripercorra le umiliazioni sopportate nei cinque anni di governo D’Alfonso dove non vigeva nemmeno il diritto di parola e l’unico ruolo ammesso era quello di “papera muta”».