Rifiuti, mancano le intercettazioni e il processo viene subito rinviato

13 Settembre 2018

I giudici accolgono l’eccezione sollevata dall’avvocato Lettieri sull’assenza delle trascrizioni Tra i sei imputati l’ex dirigente comunale Maria Angela Mastropietro e l’imprenditore Diodoro

TERAMO. L’assenza dell’elenco delle intercettazioni (e precisamente della loro trascrizione) fa slittare i tempi del processo sugli appalti rifiuti a Roseto e Silvi, indissolubilmente legato all’inchiesta Castrum. Non solo perchè tra i sei imputati c’è Maria Angela Mastropietro, in questo caso nella sua veste di ex dirigente del Comune di Roseto, ma proprio perchè dalle intercettazioni di questa prima inchiesta è nata quella sul presunto giro di appalti e mazzette a Giulianova.
Nell’udienza di ieri avrebbero dovuto essere sentiti i primi testi della pubblica accusa, ma l’eccezione della difesa accolta dal collegio ha impresso alla cronaca ritmi diversi. Ci ha pensato l’avvocato Gennaro Lettieri (legale dell’imprenditore Diodoro) partendo proprio da una recentissima sentenza della Cassazione su diritto alla difesa e intercettazioni, oggetto di scontri continui nelle aule di tribunale e di una riforma bloccata dal nuovo governo. «La Suprema Corte», ha detto Lettieri, «ha stabilito che la prova deve essere veicolata attraverso la trascrizione delle intercettazioni». Il che, nei fatti, dovrebbe significare che già in udienza preliminare dovrebbe esserci la trascrizione in modo da arrivare alla fase del dibattimento già con il contenuto delle intercettazioni nero su bianco.
Eccezione, quella di Lettieri, accolta dal collegio (presidente Alessandro Iacoboni, a latere Lorenzo Prudenzano ed Enrico Pompei) «anche in considerazione del fatto», si legge nel provvedimento dei giudici, «che nel fascicolo per il dibattimento non è stato trovato l’elenco delle conversazioni da trascrivere e che pertanto appare pregiudiziale ottenere dalle parti tale indicazione sulla cui base le stesse potranno orientare le proprie strategie, anche in relazione all’esito delle trascrizioni». Quindi si torna in aula a fine ottobre.
Oltre alla Mastropietro sono imputati Ercole Diodoro, legale rappresentante della Diodoro ecologia, azienda rosetana che si occupa di rifiuti; il collaboratore Alessandro Di Marzio; l'ex vice sindaco di Silvi Enrico Marini; l’allora funzionario del Comune di Silvi Carlo Durante; il consulente di Rovigo Alberto Rao. Per i primi cinque l'accusa contestata dalla Procura è turbata libertà degli incanti, mentre per il sesto è falso ideologico. I fatti contestati dai pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta (da luglio in servizio alla Procura di Pescara) si riferiscono a procedure seguite per affidare appalti alla ditta Diodoro Ecologia negli anni compresi tra il 2011 e il 2014. Nell'avviso di conclusione si ipotizzano condotte fraudolente poste in essere al fine di favorire l'impresa Diodoro nell'aggiudicazione delle gare d'appalto. Accuse pesanti tutte da dimostrare nel corso del dibattimento. Così scrivono i pm nell'avviso di conclusione in merito a Diodoro e Mastropietro: «Segnatamente, in violazione delle garanzie di segretezza delle offerte economiche e di pari trattamento delle ditte partecipanti, Mastropietro Maria Angela Lucia consentiva alla società "Diodoro Ecologia" di presentare l'offerta economica in epoca successiva all'apertura delle buste depositate dalle ditte partecipanti e quindi dopo aver preso cognizione delle offerte economiche da queste presentate, con ciò intenzionalmente procurando alla società "Diodoro Ecologia" l'ingiusto vantaggio patrimoniale costituito dalla remunerazione conseguente all'aggiudicazione della suddetta gara».
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