Rifiuti, tasse non pagate per 3,8 milioni di euro: conto in rosso nel 2022

La relazione della giunta allegata al consuntivo evidenzia le criticità Emessi 33.434 avvisi: 10,9 milioni l’incasso previsto, 7,1 l’introito reale
TERAMO. I numeri del bilancio 2022 non sono solo quelli legati al saldo tra incassi e spese. L’attività dell’amministrazione comunale nell’anno che ha preceduto la recente tornata elettorale è sintetizzata anche dai dati riportati dalla giunta uscente nella relazione allegata al consuntivo da esaminare in consiglio, salvo cambiamenti, lunedì 5 giugno. Tra i più rilevanti figurano quelli relativi ai tributi locali. Le cifre evidenziano saldi negativi tra gli introiti preventivati e quelli effettivi.
Il più emblematico dei casi riguarda la tassa sui rifiuti. Nel corso del 2022 l’attività di riscossione ordinaria della Tari, da parte dello sportello Team, la società comunale guidata da Sergio Saccomandi che gestisce la raccolta differenzia, ha prodotto l’emissione di 33.434 avvisi di pagamento, per un importo stimato in quasi 10,9 milioni di euro. Di questi, però, nelle casse dell’ente sono arrivati effettivamente poco più di 7,1 milioni, che corrispondono a circa il 66% del totale. L’importo cresce a poco oltre i 7,6 milioni con l’aggiunta di quote pagate nel 2022, ma riferite ad annualità pregresse. Dal calcolo si evince, insomma, che mancano all’appello circa 3,8 milioni. In percentuale un utente su tre non ha versato la tassa per la raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta, nonostante la riduzione delle bollette evidenziata dall’amministrazione. Rispetto a una spesa complessiva per il servizio indicata in quasi 11,4 milioni, infatti, la relazione della giunta evidenzia il taglio di circa 996mila euro a vantaggio di famiglie e imprese. Il disavanzo è stato coperto con mezzo milione di fondi del Comune e per la parte restante con uno stanziamento di 244mila euro circa assegnato dal ministero dell’Economia e Finanza e con oltre 251mila euro risultanti da residui di agevolazioni per l’Imu, l’imposta sugli immobili. Più della metà della riduzione complessiva è andata a beneficio delle famiglie.
L’attività sulla Tari ha interessato anche mancati o incompleti versamenti tra il 2016 e il 2020. L’anno scorso sono stati emessi 6.867 avvisi, per importo di otto milioni, cui sono corrisposte entrate per 708mila euro. Il gettito aggiuntivo, riferito alle annualità ancora precedenti, è stato invece di 675mila euro. Nel documento sono evidenziati squilibri anche nel resto della tassazione locale. Per l’Imu l’attività ha riguardato mancati versamenti relativi a superfici non dichiarate, nonché a infedeli o omesse denunce nel periodo tra il 2016 e il 2021. In tutto sono stati emessi 2.452 provvedimenti per 4,1 milioni di euro. Nel corso dei procedimenti sono stati annullati 218 atti, corrispondenti a circa 376mila euro, ai quali si aggiungono 97 rettifiche per 157mila euro. Al netto degli aggiustamenti successivi all’invio delle bollette, dunque, la riscossione si è attesta a poco più di 1,1 milioni. Con le somme riferite ad altre annualità l’introito raddoppia, arrivando oltre 2,1 milioni. Gli accertamenti hanno riguardato, inoltre, i residui della Tasi, la tassa sui cosiddetti “servizi indivisibili” che è stata soppressa. Il periodo di riferimento in questo caso va dal 2016 e al 2019 con cifre decisamente più contenute. Gli atti emessi sono stati 90, per 28mila euro, ma dieci sono stati successivamente annullati e l’incasso è risultato di 10mila euro, che è salito a 62mila in riferimento a quote di periodi precedenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

