Rinasce il comitato referendario per il passaggio nelle Marche

VALLE CASTELLANA. Dopo qualche anno di silenzio torna farsi sentire la voce di chi vuole il passaggio di Valle castellana dalla Provincia di Teramo a quella di Ascoli Piceno. Nei giorni scorsi è...
VALLE CASTELLANA. Dopo qualche anno di silenzio torna farsi sentire la voce di chi vuole il passaggio di Valle castellana dalla Provincia di Teramo a quella di Ascoli Piceno. Nei giorni scorsi è stato infatti ricostituito il nuovo “Comitato per il Referendum Valle Castellana nelle Marche”, del quale è stato nominato presidente Biagio Caponi, il cui intento è quello di sensibilizzare l’amministrazione comunale affinché promuova l’istituzione del referendum. Il nuovo organismo è stato ricostituito sulla base del vecchio comitato che già aveva provato con una raccolta firme effettuata nel 2013 a richiedere il referendum all’amministrazione dell’epoca. «Il passaggio nelle Marche del territorio di Valle Castellana», si legge in una nota del comitato, «è una necessità sentita dalla popolazione sin dai tempi post-unitari. Infatti in ricerche effettuate presso l’archivio comunale sono state ritrovate tre delibere sull’argomento: la prima del 13-12-1891, la seconda del 04-03-1948 ed infine una terza del 14-03-1965». La principale motivazione della richiesta di refererendum è ovviamente quella geografica: Valle Castellana dista 40 chilometri da Teramo, collegata attraverso strade tortuose e dissestate che in parte sono situate a mille metri di altitudine, mentre Ascoli Piceno si trova a solo 18 chilometri. Una collocazione geografica che ha portato da sempre Valle Castellana a gravitare su Ascoli. E c’è poi da considerare che il territorio del comune teramano ricade nel distretto giudiziario delle Marche, per cui il tribunale competente è quello di Ascoli Piceno, e fa parte della diocesi ascolana. La maggior parte della popolazione residente studia e lavora ad Ascoli Piceno con cui Valle Castellana è collegata da diverse corse giornaliere di autobus, mentre ce n’è una sola per Teramo. Un altro problema sollevato dal comitato è quello del 118: in caso di emergenza i soccorsi partono da Teramo con grave perdita di tempo.

