«Ripristinate le visite dei parenti nelle case di riposo»

12 Aprile 2021

TERAMO. In una lettera garbata ma dalla quale traspare una forte indignazione Roberto Giovagnoli, figlio di un’anziana ospite in una casa di riposo teramana, chiede alle autorità sanitarie di...

TERAMO. In una lettera garbata ma dalla quale traspare una forte indignazione Roberto Giovagnoli, figlio di un’anziana ospite in una casa di riposo teramana, chiede alle autorità sanitarie di riaprire le porte delle residenze sanitarie alle visite dei parenti. Dall'ottobre 2020, fa sapere, gli è impossibile far visita alla madre, e aggiunge: «Di recente, ho scritto sull'argomento anche al sindaco e al direttore sanitario dell'Asl di Teramo, senza avere alcuna risposta».
Giovagnoli nella lettera ricorda in premessa che «all’interno delle strutture per anziani, a causa del Covid-19 e della fragilità degli ospiti, si è registrata un’elevata mortalità per cui è stato necessario introdurre drastiche misure di contenimento del virus. Ma attualmente», sottolinea, «nonostante la diffusa somministrazione del vaccino, che copre gli operatori sanitari e gli ospiti residenti nelle Rsa, si continua a chiudere le porte di tali strutture ai parenti degli anziani. Questi, isolati dai loro affetti, privati delle visite dei familiari e costretti in spazi chiusi, a detta di psicologi e sociologi, hanno iniziato a soffrire di una malattia meno visibile ma più devastante del Covid-19: il decadimento cognitivo, i danni psicologici, la perdita di dignità e umanità. Basterebbe chiedere ad uno di loro cosa sia realmente rimasto di importante nella loro esistenza, per avere risposte semplici: la carezza di un figlio o di una figlia, lo sguardo di un marito/moglie/ compagno/ compagna di una vita, la visita di un parente o amico caro».
Il lettore si chiede: «Se questi sono i semplici desideri di persone arrivate al capolinea della vita, quali sono le motivazioni per negare ad essi questa consolazione? Se ci sono i dispositivi che proteggono, sono state effettuate campagne vaccinali, si può testare la negatività al virus con tamponi, si adottano i provvedimenti profilattici corretti, com’è possibile non assumersi la responsabilità di permettere di aprire le porte delle strutture?». Giovagnoli evidenzia che «in molte case di riposo di altre regioni, le visite da parte dei familiari (che devono avere mascherina FFP2, guanti, sovrascarpe e un tampone non antecedente le 48 ore) avvengono regolarmente attraverso strutture in plexiglas (tunnel degli abbracci) che consentono di vedersi, parlarsi, toccarsi, separati da una sottile barriera trasparente, per escludere il rischio di contagio. E si parla di allentare ulteriormente le restrizioni nelle prossime settimane. In Abruzzo siamo fermi. Bloccati. Pertanto, in ambito regionale e provinciale, esorto chi ha titolo istituzionale, legislativo e professionale dell’assistenza degli anziani, di riflettere su ciò e di assumersi questa responsabilità».