Rischia il posto di lavoro per assistere la nipotina disabile

11 Aprile 2015

Donna di Controguerra dipendente di una banca pugliese rifiuta il trasferimento a San Severo e il giudice le dà ragione, ma l’azienda non molla e ricorre in appello. Il caso finisce a “Le Iene”

CONTROGUERRA. La banca per cui lavora a Porto d’Ascoli la vorrebbe trasferire temporaneamente a San Severo, nel Foggiano, ma la donna si rifiuta e rischia il licenziamento. Il caso, che è finito in tv al programma “Le Iene”, ha per protagonista Nicoletta Di Gennaro, una donna di Controguerra. Lei non può spostarsi perché assiste la nipote di tre anni disabile grave. È la figlia del fratello, che si è separato dalla moglie e ora vive con la sorella nella cittadina vibratiana. La lavoratrice potrebbe contare sui benefici della legge 104 che prevede che la persona con disabilità grave possa essere assistita dal familiare che ne abbia i requisiti. Inoltre, sempre in virtù della 104, un lavoratore non può essere trasferito senza il proprio consenso.

La nipote di Nicoletta è affetta da sindrome plurimalformativa, una rara patologia che alla bimba poteva costare la vita. Per fortuna così non è stato ma lei, affidata alle amorevoli cure della zia, ha bisogno di assistenza continua. Non esiste una cura vera e propria e solo la riabilitazione può qualcosa contro il male. Nicoletta è legata alla nipotina. Un sentimento reso ancor più forte da quando perse il fratello più piccolo. La zia modello è una bancaria provetta: la banca con cui ora ha una querelle giudiziaria l’aveva anche premiata per la produttività. Lei al posto ci tiene, come tiene alla bimba disabile.

La doccia fredda è giunta lo scorso 1° ottobre quando la sede centrale di Bari della banca, in videoconferenza da Pescara, le ha prospettato la formazione a San Severo, a 225 chilometri di distanza, per poi rientrare in sede con le spalle più grosse. Nicoletta ha scritto allora una mail in cui ha manifestato le proprie difficoltà oggettive. Per alcuni giorni il silenzio, poi l’amara sorpresa dell’ufficio risorse umane che, senza tener conto del disagio (ma anche del contratto collettivo di categoria e della legge 104), le ha fatto recapitare una lettera in cui le annunciava il trasferimento definitivo. Per di più corre il rischio di perdere il posto per “giustificato motivo oggettivo” in caso di vittoria della banca in appello, semplicemente sopprimendo il suo ruolo per cui non ci sarebbe più posto in filiale.

Di qui la decisione della donna di rivolgersi al tribunale del lavoro, che ha dichiarato il trasferimento illegittimo e ha disposto l’immediato reintegro della donna nella filiale di Porto d’Ascoli. Decisione appellata dalla banca. La “Iena” Giulio Golia ha raggiunto Bari, sede centrale dell’istituto di credito da cui dipende Nicoletta, ed ha agganciato sia il direttore che il responsabile risorse umane. Il primo si è defilato, il secondo non ha rilasciato dichiarazioni esaustive.

Alex De Palo

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