Riserva, Borgatti contro l’associazione degli agricoltori

29 Ottobre 2021

ROSETO. «Non è un'associazione ma un duo. Un commerciante di sementi di Mosciano e una persona che non è mai stata a Roseto e che ha in riserva dei pezzi di terra mai coltivati. Hanno creato allarme...

ROSETO. «Non è un'associazione ma un duo. Un commerciante di sementi di Mosciano e una persona che non è mai stata a Roseto e che ha in riserva dei pezzi di terra mai coltivati. Hanno creato allarme diffondendo in questi mesi notizie false sul Pan». Non si è fatto attendere il commento di Marco Borgatti, presidente delle Guide del Borsacchio, al comunicato diffuso nei giorni scorsi dall'associazione "Agricoltori, residenti e proprietari Roseto Borsacchio".
Nella nota Pierpaolo Mori e Nino Tulli, che formano il consiglio direttivo dell'associazione, oltre che a lanciare una frecciatina ai Verdi e a Borgatti, hanno ribadito la richiesta alla Regione Abruzzo tramite le osservazioni al Pan, il piano di assetto naturalistico, di ridurre i vincoli per l'edificazione all'interno della riserva, chiedendo anche una riperimetrazione «lasciando come riserva solo il territorio che realmente merita i forti vincoli». Dice Borgatti: «Nel corso di questi mesi il duo Tulli-Mori diceva che non si potevano piantare ulivi o fare i B&B. Cose non vere. Poi hanno corretto la versione dicendo che c'era un limite del 15% per le edificazioni. Anche noi contestiamo il Pan, ma per il motivo opposto e cioè perché è il Pan più edilizio d'Abruzzo. Guarda caso il portavoce non residente possiede uno dei 10 immobili all'interno della riserva che hanno un limite di ristrutturazione del 15%, cioè i casolari storici in mattone. Su 500 immobili nella riserva una decina hanno questo limite, gli altri hanno un limite del 40% come nelle aree libere». Borgatti risponde ironicamente a un'altra nota dell'associazione in cui venivano proposte soluzioni per contrastare l'abbandono dei rifiuti in riserva, come le fototrappole: «Ci fa piacere vedere che l'associazione agricoltori propone le nostre stesse idee».
Enrico Cipolletti
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