Ristoranti, riaprono in pochi «Tante regole ci penalizzano»

Lunedì resterà chiusa buona parte dei locali in provincia. I titolari contestano le norme: «Ci vogliono far fare i medici e gli sceriffi. Pericolosa la responsabilità in caso di contagio»
TERAMO. Ristoranti aperti da lunedì, anzi no. Saranno in molti quelli che diserteranno l’appuntamento. Regole incerte e di difficile attuazione sono i motivi principali che spingono diversi imprenditori a procrastinare la riapertura, chi solo per qualche giorno, chi fino a giugno.
«Non riapro lunedì, non ci sono le condizioni», esordisce Marcello Di Teodoro, titolare de La Stazione a Teramo e del Green Park a San Nicolò, «fino a stamattina (ieri per chi legge, ndr) non c’è il protocollo regionale per riaprire. Per le distanze fra i tavoli ci vogliono le linee guida regionali. Senza contare che come amministratore se un mio dipendente prende il Covid io rischio penalmente. Un altro controsenso: io ho 23 dipendenti e la cassa integrazione è stata prolungata di cinque settimane, cioè fino a luglio. Ma non posso licenziare per tutto agosto. Chi li paga tutti i dipendenti se lavorerò al massimo al 30% delle mie potenzialità?». La Stazione aprirà fra una settimana e il Green Park a giugno «quando potremmo fare lavori per mettere il cliente a suo agio nel parco».
Non riaprirà nemmeno Zunica 1880 di Civitella. «Non ci sono le condizioni logistiche», dichiara il proprietario Daniele Zunica, «ma soprattutto per la responsabilità civile e penale del gestore e del proprietario sia nei confronti dei dipendenti e dei clienti in caso di contagio. Per questo è opportuno che la Regione Abruzzo nel proprio decreto si ispiri a quello dell’Emilia Romagna che fissa alcuni comportamenti sanitari, annulla le autocertificazioni e la responsabilità civile e penale. Altrimenti dovrei fare il medico, misurando le temperature, e lo sceriffo per capire lo stato di famiglia dei clienti. Noi vendiamo emozioni, riapriamo se ci mettono nelle condizioni di farlo». Il Palmizio di Alba aspetterà qualche giorno a riaprire. Anche il proprietario Valerio Di Mattia ha apprezzato il regolamento di Bonaccini: «C'è la tendenza a caricare troppo sui ristoranti, veniamo quasi ospedalizzati. Ci vuole invece semplificazione. Per il distanziamento, nella prima fase ci sarà un decremento nelle presenze, speriamo che poi vengano attenuate le distanze. Certo, serve pure a mettere tranquilli gli avventori. Dovranno essere affiancate misure di sostegno per far riprendere un cammino che si è interrotto in maniera drammatica».
«Forse riapro il 1° giugno. Spero che sul distanziamento si ravvedano: io da 24 posti a sedere scendo a 8-10. E' vero che mi posso allagare all’esterno: d'estate si può tirare, organizzare anche dei turni, ma da ottobre sarà problematico», commenta Francesco Auricchiella titolare del Bistrot 24 di Roseto. Anche nei bar non sono rose e fiori. Adriano De Remigis, titolare del Grande Italia a Teramo ha già riaperto con l’asporto «lavorando il 10% rispetto al passato. Non vedo bene la ripartenza. Molti dipendenti dovranno restare in cassa integrazione, ne ho 15 e la scelta sarà difficile. Per ora non so se e come si potranno rimettere i tavoli. Comunque li devo pulire e sterilizzare, si deve chiamare una ditta specializzata. Io ci provo a riaprire lunedì con il servizio ai tavoli, ma non ci sono direttive certe. Per fortuna che il Comune ci ha consentito di allargarci con i tavolini. In questi due mesi abbiamo perso oltre 300mila euro di fatturato». Alessandro Campitelli, titolare del Forti Bistrò, ha scelto di non riaprire da lunedì: «Ci stiamo mettendo in regola con le nuove norme di sicurezza e ci serve tempo per mettere tutto a posto. Inoltre aspettiamo che vengano definiti protocolli migliori».
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