Ritrovata in Albania la barca sparita nella bancarotta

Dopo un anno di ricerche portata a Brindisi e sequestrata Era tra i beni di una società teramana dichiarata fallita
TERAMO. I finanzieri l’hanno cercata per quasi un anno senza mai mollare. Controllando minuziosamente i registri di decine di porti italiani ed esteri fino a quando quella barca fatta sparire per essere sottratta ai creditori del fallimento di una società teramana è stata ritrovata ormeggiata nel porto di Durazzo. E da qualche giorno quel natante, del valore di circa 90mila euro, è tornato in acque italiane, precisamente nel porto di Brindisi, dove è stata sequestrata su disposizione del pm Davide Rosati (titolare del fascicolo aperto per bancarotta fraudolenta per distrazione) e messa a disposizione della curatela fallimentare.
Il natante era nella disponibilità della società, che in passato si è occupata anche di servizi turistici, come un bene in leasing visto che, prima dell’inchiesta per bancarotta, ne era in corso il pagamento. Le nuove normative in materia di curatela fallimentare, recentemente ribadite da una sentenza della Cassazione, hanno sancito che rientrano nella massa fallimentare tutti i beni che sono nella disponibilità della società fallita. Sono compresi tra questi beni anche quelli detenuti in forza di locazione finanziaria. Secondo il recente pronunciamento della Suprema corte la disponibilità di fatto postula l’avvenuta consegna del bene oggetto di contratto di leasing. Perciò la relativa appropriazione, da parte degli stessi amministratori della società, integra distrazione in quanto la sottrazione o dissipazione del bene comporta un pregiudizio per la massa fallimentare che viene quindi privata del valore dello stesso e gravata dall’ulteriore onere economico scaturito dall’ inadempimento dell’obbligo di restituzione. Fin qui le regole che disciplinano il complesso comparto: resta da ricostruire, e questo è ancora materia d’indagine, l’iter seguito per spostare da un Paese all’altro un bene oggetto di un’inchiesta. Bene ritrovato grazie al certosino lavoro degli agenti della finanza della squadra di polizia giudiziaria della Procura e della tenenza di Roseto.
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