Robin Hood, tante battaglie per gli indennizzi

Bilancio dell’attività per l’associazione consumatori: grande impegno su terremoto e blackout
TERAMO. L’associazione Robin Hood traccia il bilancio di fine anno sulle attività di sostegno e tutela dei consumatori realizzate nell'anno appena concluso, legate soprattutto agli indennizzi.
E per il 2018 è già previsto l'avvio di due campagne tese, da un lato, a sensibilizzare le nuove generazioni sul tema del consumo consapevole e della cittadinanza attiva; e, dall’altro alla formazione di una coscienza di autotutela dei cittadini, nei confronti di pubblico e privato. Il presidente, Pasquale Di Ferdinando, evidenzia come la sua associazione in 15 anni non abbia mai usufruito di contributi pubblici o di sponsorizzazioni, garantendo assistenza gratuita. «Per l’emergenza neve sono sorte dal nulla diverse associazioni, prendendo parte dei rimborsi», aggiunge Di Ferdinando, «la nostra scelta è stata quella solita della gratuità, mentre altri, non disinteressati, hanno detto che occorreva pagare 50 euro. C'è amarezza per questi episodi che pongono l’associazionismo di servizio in una sorta di mercato». Nel 2017 l’associazione ha registrato per la prima volta un calo delle iscrizioni, triplicando però le azioni di tutela singole. «Un dato apparentemente in contrasto, ma la dice lunga sul lavoro svolto», sottolinea il presidente.
Parlando delle criticità che hanno interessato il territorio nel 2017, Di Ferdinando si è soffermato sul sistema di gestione delle emergenze, le problematicità interpretative delle norme ed il relativo, mancato accesso ai benefici di legge per molte persone che ne avevano diritto. «Basti pensare, per il terremoto, all’errore interpretativo della Edison», spiega Di Ferdinando, «o al caso dei 70 teramani che si sono visti revocare il sussidio di autonoma sistemazione solo perché, erroneamente e involontariamente, hanno cambiato residenza, passando dalla casa distrutta a quella dove momentaneamente sono andati a vivere». In chiusura, il presidente evidenzia la fragilità del locale sistema di rete elettrica, come mostrato dai blackout dello scorso anno. «Nonostante l’avvisaglia del 2015, poi non ci risultano effettuati lavori importanti. Ma, come tutti gli utenti del Paese, paghiamo una parte della bolletta per mantenere in funzione il sistema», conclude Di Ferdinando, «L'adagio “uomo avvisato mezzo salvato” non sembra trovare ascolto neanche per l’acqua del Gran Sasso».
Chiara Di Giovannantonio
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