Rosci: i giudici mi vietano l’università

28 Novembre 2014

Il leader di Azione Antifascista che sta scontando sei anni chiede invano di potersi laureare

TERAMO. «La corte d’appello di Roma mi ha negato la possibilità di iscrivermi all’università e visto che a mio avviso è un modo di fare antidemocratico perchè mi vengono negati i più elementari diritti ho deciso di riconsegnare la mia carta d’identità e di chiedere la revoca della cittadinanza italiana»: è con una lettera che Davide Rosci, leader di Azione Antifascista condannato in appello a sei anni per gli scontri di Roma e ai domiciliari, fa conoscere la sua amarezza. «Quando alla tv ascolto i politici, i magistrati e gli operatori del settore dire che la detenzione deve tendere alla rieducazione del detenuto mi viene da ridere», scrive, «mi sono fatto un anno di reclusione tra un carcere e un altro e vi posso garantire che in quei luoghi di sofferenza la persona tutto riesce a fare tranne che a redimersi. A riguardo delle attività di reinserimento quest'estate rimasi piacevolmente colpito quando alla presenza dei mass-media venne reso noto della futura nascita di un polo pniversitario a Castrogno e ciò grazie alla convenzione tra l'università e il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Devo dire che purtroppo ad oggi la cosa è attiva solo sulla carta. Subito mi interessai e feci mandare una mail all'università per chiedere se anche chi era ai domiciliari rientrasse nel progetto e successivamente venni contattato dalla responsabile della convenzione e la risposta fu affermativa. Ero felicissimo di questa opportunità perché iscrivendomi anche io avrei potuto usufruire di "tutte" le agevolazioni che venivano citate e quindi avrei potuto ultimare i miei studi iniziati anni addietro conseguendo la laurea magistrale in economia bancaria. Inoltre, aspetto di non poca importanza, avrei potuto anche inoltrare la richiesta di frequentare le lezioni appellandomi al diritto allo studio che, come è noto, è costituzionalmente riconosciuto». Ma la richiesta, sostiene Rosci, non è stata accolta. «Il sogno però si è infranto e veramente non so più cosa pensare perché oggi, la corte d'appello di Roma, quella delle assoluzioni del caso Cucchi, ha rigettato l'istanza. E' scandaloso che mi venga negato il diritto allo studio e questo lo è due volte di più se si pensa che l'articolo 21 della Costituzione recita a chiare lettere che la detenzione debba tendere al reinserimento del detenuto nella società».

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