Roseto, 200 famiglie chiedono aiuto alla Caritas diocesana

Per iniziativa dell’Associazione carabinieri sono stati raccolti 260 pacchi di viveri che saranno consegnati a Pasqua
ROSETO. Oltre 260 cartoni di generi alimentari saranno consegnati in occasione della Pasqua dai volontari del centro d'ascolto della Caritas, parrocchia Sacro Cuore, alle 200 famiglie assistite nel territorio comunale. E' questo l'ottimo risultato della "Quaresima di solidarietà" organizzata per la settima volta dall'Associazione nazionale Carabinieri venerdì e sabato scorsi a testimonianza della generosità dei rosetani. «Un sincero attestato di gratitudine va innanzitutto ai volontari», ha detto il sindaco Sabatino Di Girolamo, «e alla protezione civile di Roseto per la collaborazione e il trasporto dei pacchi, e ai titolari dei supermercati che hanno permesso di sostare davanti ai loro locali». Hanno aderito all'iniziativa il Conad di Cologna Spiaggia, il Coal in piazza del Comune, il Sigma in piazza Sacro Cuore, il Conad e l’Eurospin di Roseto, e il Tigre di Campo a mare. «Il sindaco e l'amministrazione tutta si uniscono al consiglio direttivo, al presidente Gino Angelozzi e a tutti i soci della sezione Marcello Prosperi dell'associazione dell'Arma, nel ringraziare la cittadinanza per la grande generosità dimostrata».
A Roseto ci sono circa 200 famiglie in condizione di povertà, un dato molto preoccupante. Di queste circa la metà sono famiglie italiane, l'altra metà straniere, anche se alcune sono in Italia da tempo. Rosa Mandolese è la responsabile del centro di ascolto Caritas nella parrocchia del Sacro Cuore dove, ogni mercoledì mattina dalle 9.30 alle 11.30, vengono accolti tutti quelli che hanno bisogno di aiuto, economico o morale. «Noi accogliamo circa 40 famiglie a settimana», spiega Mandolese, «e diamo loro tutto ciò che abbiamo. Nei momenti in cui manca qualcosa andiamo anche a fare la spesa. Grazie a questa raccolta di beni da parte dell'Associazione nazionale carabinieri, per Pasqua, e anche oltre, avremo sicuramente più disponibilità. Circa la metà delle famiglie viene da noi per avere generi alimentari, l'altra metà per vestiti. Non tutti però hanno problemi economici. Da noi, essendo un centro d'ascolto, vengono anche persone che hanno bisogno di supporto morale, confidano a noi i loro problemi e cerchiamo, per quanto possibile, di dare loro un consiglio». Negli ultimi anni la situazione è cambiata in peggio. «Purtroppo le famiglie in crisi sono aumentate», prosegue Mandolese, «molti, che prima vivevano discretamente ora hanno perso il lavoro. In più si sono aggiunti i nuovi migranti come quelli che sono al residence Felicioni, ai quali diamo solo vestiti».
Luca Venanzi
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