Roseto, a fuoco due auto S’indaga sul gesto doloso

14 Gennaio 2016

L’incendio parte dalla Seat in uso a un personaggio noto alle forze dell’ordine e distrugge quella della moglie di Simone, coordinatore di Abruzzo Civico

ROSETO. Attimi di paura ieri notte nel centro storico di Roseto a causa di un incendio che ha distrutto due automobili parcheggiate l’una accanto all’altra su un lato di via De Amicis. Una è una Fiat Grande Punto della moglie di Carlo Simone, responsabile provinciale di Abruzzo civico, mentre l’altra è una Seat, intestata a un commerciante rosetano ma in uso al figlio, personaggio noto alle forze dell’ordine. Le fiamme sono divampate intorno alla mezzanotte dalla Seat, non si sa ancora se per motivi accidentali o se invece si è trattato di un atto intenzionale. A far propendere per la seconda ipotesi c’è anche un precedente attentato incendiario notturno alla porta di casa dell’utilizzatore della Seat. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri della compagnia di Giulianova agli ordini del capitano Domenico Calore.

La notte dell’incendio sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Roseto, i quali hanno dovuto faticare non poco per domare le fiamme, soprattutto per evitare che si propagassero anche alle abitazioni vicine. Il fuoco è partito solo dalla Seat, pertanto i pompieri hanno dovuto scongiurare il rischio che potessero essere coinvolti altri mezzi o addirittura le case, visto che le macchine erano parcheggiate a ridosso dei muri.

«Io non mi sono accorto di nulla, anche perché abito in via Manzoni, una parallela di via De Amicis», racconta Carlo Simone, «quindi mi sono alzato dalla poltrona di soprassalto quando mio padre mi ha chiamato dicendomi che c’erano i carabinieri per me». Gli investigatori sono riusciti a risalire ai proprietari solo dalle targhe perché le due auto erano completamente carbonizzate. «Mi sono precipitato sotto in pigiama e ho visto uno spettacolo impressionante», continua Simone, «il mio primo pensiero, non lo nascondo, è stato quello di collegare l’episodio al ruolo che ricopro in politica, ma a mente fredda dico che un collegamento è improbabile. Ad ogni modo attendo con fiducia i risultati delle indagini».

Federico Centola

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