Roseto, esposto sul progetto Globo Il sindaco chiede conto ai dirigenti

Secondo l’imprenditore Alberto Rapagnà ci sarebbero delle irregolarità nel permesso di costruire Nel mirino anche le modifiche al canale di raccolta acque. Il progettista: «La variante era necessaria»
ROSETO. Dubbi sul progetto relativo al nuovo edificio della ditta Cosmo, la cosiddetta variante Globo. Martedì mattina, in Comune, è pervenuto un esposto in merito e il sindaco Sabatino Di Girolamo lo ha girato direttamente all'ufficio urbanistica che ora dovrà accertare le segnalazioni fatte. Globo sta costruendo nella zona sud una nuova struttura che ospiterà locali commerciali e, accanto all’edificio, è stato realizzato una canale per la raccolta delle acque bianche. I primi dubbi sollevati da Alberto Rapagnà, l’imprenditore rosetano che ha mandato l’esposto, riguardano proprio il canale: secondo la sua tesi quel canale sarebbe dovuto essere dritto (come era previsto nel progetto iniziale), mentre in corso d’opera sono state apportate delle modifiche. Il progettista Dante Di Marco spiega il perché: «Sulla statale 16, dove sarebbe dovuto finire il canale, c’è un gruppo di sollevamento delle acque fognarie per cui sarebbe stato impossibile passarci sopra, e poi sempre lì sono stati trovati diversi sottoservizi. All’inizio nulla era emerso perché era completamente sotto terra e di conseguenza abbiamo dovuto optare per le curvature. Vorrei precisare che le dimensioni del canale, rispetto a quello stabilito, sono molto più grandi: era in programma un precompresso con delle pareti molto sottili, mentre alla fine è stato costruito molto più solido e dovrebbe essere più efficace contro gli allagamenti». Il problema in quella zona, infatti, sono proprio le forti piogge e spesso le zone limitrofe risultano allagate. Il nuovo canale parte dalla collina per finire sulla statale 16 e, quindi, al mare. Ma i dubbi di Rapagnà non si fermano solo al canale. Nell’esposto si ipotizzano anche alcune violazioni urbanistiche, in particolare delle norme tecniche di attuazione della variante urbanistica concessa alla ditta Cosmo, e in questo caso la responsabilità viene imputata agli uffici comunali. Il permesso di costruire del locale commerciale, sostiene l’esposto, sarebbe stato rilasciato alla ditta Cosmo spa in violazione di una particolare norma (la cosiddetta sottozona D1 per attività commerciale) che consente l’edificazione di una superficie coperta non superiore al 35% dell’intera area, mentre il permesso rilasciato dal Comune consentirebbe una superficie coperta pari al 40% dell’area. Rapagnà, nel suo esposto, critica anche la variante al canale, perché, a suo giudizio, le opere sarebbero state eseguite, «senza essere autorizzate e senza essere riproposte al consiglio comunale, costituendo il canale raccolta acque piovane opera pubblica da cedere al Comune e come tale doveva essere eseguita così come approvato dal consiglio comunale».
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