Roseto, un debito infinito per pagare il palasport
Negli anni 70 il Comune non versò un’ultima tranche di 60 milioni di lire alla ditta di Costantino Rozzi: ora sono diventati 800mila euro. Si deciderà in appello
ROSETO. E’ aumentato di oltre 26 volte il debito del Comune nei confronti dell’ex impresa Rozzi di Ascoli Piceno. Si tratta di un contenzioso che risale agli anni ’70 e che riguarda la costruzione del palasport di via Salara, affidato dall’amministrazione dell’epoca – guidata dal sindaco Giovanni Ragnoli, scomparso nel 2000 – alla ditta di Costantino Rozzi, il vulcanico presidente dell’Ascoli calcio scomparso 21 anni fa. Dopo la realizzazione del palasport rosetano al Comune restò da versare all’impresa Rozzi una somma residua che ammontava a 60milioni di vecchie lire (oggi sarebbero circa 30mila euro), che però negli anni è lievitata fino a 800mila euro.
A tanto, dunque, ammonta la somma che il Comune di Roseto deve adesso agli eredi Rozzi, i quali hanno vinto la causa quindi hanno ora diritto a incassare come stabilito dal tribunale. A questo punto agli amministratori comunali non resterebbe che accendere un mutuo per onorare il debito contratto dai loro predecessori circa 40 anni fa, ma il Comune di Roseto ha dato mandato a un legale per ricorrere in appello contro la sentenza, anche se le speranze di poter ribaltare il provvedimento sono appese a un filo.
Ma si tratta comunque di un passaggio obbligato per poter sperare in una eventuale transazione con relativa riduzione della somma da sborsare. Probabilmente, se ci fossero stati negli anni precedenti dei tentativi per raggiungere un accordo con la ditta creditrice, la cifra che il Comune deve tirare fuori poteva essere decisamente inferiore agli attuali 800mila euro, anche perché il debito di partenza era anch’esso molto più basso. Inoltre, si sarebbero potuti risparmiare anche i soldi serviti per portare avanti la causa legale. Una situazione che sembra la fotocopia di quella che riguarda i terreni espropriati dal Comune per realizzare l’autoporto e l’annessa area artigianale, maturata proprio di recente, in cui l’attuale amministrazione comunale è stata costretta a pagare cinque milioni di euro ai proprietari delle aree in questione, i quali ritenevano iniquo il pagamento degli espropri. Anche qui si è aperto un contenzioso durato anni, senza che nel frattempo (sono passati circa 15 anni) ci siano stati tentativi di mediazione da parte del Comune, fino a quando il tribunale ha stabilito definitivamente in cinque milioni l’indennizzo da corrispondere ai due proprietari terrieri. Risultato: il Comune è stato costretto ad accendere un mutuo e pagare i due proprietari. In questo caso l’amministrazione dovrebbe recuperare l’intera somma dagli artigiani che hanno comprato i vari lotti in virtù di una clausola inserita nel contratto, ma anche qui è partita una causa sui cui tempi e, soprattutto, sul cui esito, nessuno può avere certezze. Federico Centola
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