Rubini al sindaco: «Nella lapide manca il nome di Porrani»

3 Novembre 2021

NERETO. Nella lapide ai caduti che troneggia esternamente al palazzo civico, manca il nome di Raffaele Porrani, il carabiniere neretese ucciso nel 1943 in Grecia. Eppure, al militare insignito della...

NERETO. Nella lapide ai caduti che troneggia esternamente al palazzo civico, manca il nome di Raffaele Porrani, il carabiniere neretese ucciso nel 1943 in Grecia. Eppure, al militare insignito della medaglia d’oro sono intitolati la caserma dei carabinieri di Nereto, una via cittadina, la sede del comando provinciale di Teramo e di quella di Giulianova.
A scrivere una lettera al sindaco, Daniele Laurenzi, perché provveda a sanare la data dimenticanza è lo storico e letterato, nonché ex amministratore comunale, Tito Rubini il quale, in vista della commemorazione ai caduti, ha voluto far presente al primo cittadino la necessità di correggere la stele facendo aggiungere il nome di Raffaele Porrani. «Non vorrei che la dimenticanza divenisse oggetto di critica da parte dei cittadini e delle forze dell’ordine», scrive Rubini nella lettera. «Nereto», ricorda poi, «è uno dei paesi con più decorati d’Italia al valor militare delle due ultime guerre fra cui Guido Piragino e Raffaele Porrani. Ti prego, pertanto, di far ricostruire la lapide inserendo questo eroe». Raffaele Porrani, ferito durante l'occupazione della Grecia, venne fucilato. La motivazione della ricompens fu: «Ferito da arma da fuoco rifiutò ogni soccorso e continuò a combattere. Esaurite le munizioni si difese a colpi di bomba e all'arma bianca. Catturati i resti della colonna duramente provata, per quanto consigliato di togliersi gli alamari dei carabinieri per evitare sicura rappresaglia, volle conservarli e non esitò a dichiarare la sua appartenenza all'Arma. Condannato a morte insieme al comandante della colonna, dimostrò irremovibile fierezza e indomito coraggio, rifiutando ogni compromesso alle leggi dell'onore militare e alla completa dedizione alla Patria, alla quale sacrificò, nell'aureola del martirio, la giovane nobile vita».(a.d.p.)
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