Ruzzo Reti, sui nuovi revisori riparte lo scontro politico

22 Dicembre 2020

TERAMO. Il rinnovo del collegio sindacale della Ruzzo Reti apre un nuovo fronte di scontro politico, che questa volta vede un asse inaspettato tra il sindaco di Montorio Fabio Altitonante e il...

TERAMO. Il rinnovo del collegio sindacale della Ruzzo Reti apre un nuovo fronte di scontro politico, che questa volta vede un asse inaspettato tra il sindaco di Montorio Fabio Altitonante e il sindaco di Teramo Gianguido D'Alberto, a cui hanno fatto sponda altri 12 sindaci, che avrebbero scelto di non partecipare all'assemblea proprio perché contrari al metodo portato avanti dalla governance. Sta di fatto che ieri mattina, a votare il nuovo collegio sindacale, che vede come presidente il commercialista giuliese Federico Iachini, da poco diventato amministratore unico della Giulianova Patrimonio, e membri effettivi Antonella Coduti e Massimo Mancinelli (i sostituti sono Gianni Falconi e Manuela Cardelli), oltre alla Kpgm Spa come società di revisione legale dei conti, sono stati 21 sindaci sui 24 presenti, con l'astensione del Comune di Castelli e la decisione di non partecipare al voto dei sindaci D'Alberto e Altitonante.
Ed è stato proprio quest'ultimo il primo a intervenire con toni duri sulla modalità con cui si è arrivati a scegliere il nuovo collegio sindacale, evidenziando come la scelta di non partecipare al voto sia maturata per varie ragioni, quali la poca trasparenza e l'aumento delle tariffe. «È un errore politico che l’organo di governo della Ruzzo Reti o chi per esso», ha dichiarato Altitonante, «guidi il voto per scegliersi il proprio controllore (cioè il collegio sindacale). Oggi i sindaci della provincia sono usciti dall’assemblea spaccati in due. I Comuni, unici soci della Ruzzo Reti, devono essere i veri protagonisti, a garanzia di un servizio realmente pubblico, che sia di tutti e non di pochi». Duro anche il Pd che ha evidenziato come «nonostante i contatti avuti nei giorni scorsi da tutti i partiti per trovare una quadra tra le varie anime dell’assemblea stessa, garantendo così la più ampia rappresentanza all’interno di questo organo, non c’è stata la minima volontà da parte dell’attuale governance del Ruzzo di condividere la composizione dello stesso, lasciando di fatto fuori dalla compagine di controllo una platea che rappresenta circa la metà del capitale sociale». Sulla stessa linea D'Alberto. «Non è un problema di nomi, ma di metodo», ha commentato, «quella che è stata portata avanti in assemblea era una proposta priva di discussione e confronto, blindata, che trasversalmente con il sindaco Altitonante abbiamo cercato di mettere in discussione. L'immagine che è stata data è che c’è una sorta di sottrazione dal controllo di una parte della società». (a.m.)