Sala polifunzionale, D’Angelo: «Chiusa per colpa della Regione»

5 Gennaio 2024

I lavori di ristrutturazione dello spazio da 230 posti sono conclusi, ma manca il certificato antincendio: «È un adempimento a carico dell’ente proprietario di palazzo Delfico, lo aspettiamo da cinque mesi»

TERAMO. I lavori di restauro, per la parte già appaltata, sono stati conclusi prima di Natale. La sala polifunzionale della Provincia, però, resta chiusa. Non sono bastati cinque mesi per il rinnovo del certificato antincendio di palazzo Delfico, lo storico edificio che affaccia sulla parallela di corso San Giorgio e nel cui seminterrato si apre lo spazio con 230 posti a sedere dedicato a convegni e altri eventi. La sala parzialmente rimessa a nuovo è di proprietà della Provincia, ma i piani superiori, che ospitano la biblioteca, sono di pertinenza della Regione. A quest’ultima spetta dunque il compito di ottenere dai vigili del fuoco la nuova certificazione antincendio in sostituzione di quella scaduta a luglio. Finora, però, non se n’è fatto nulla.
«L’ultimo sollecito agli uffici regionali che si devono occupare della questione lo abbiamo inviato una decina di giorni fa», sottolinea il presidente della Provincia Camillo D’Angelo, «ma di fatto la procedura non è ancora partita». In assenza della certificazione, relativa al perfetto funzionamento degli impianti antincendio e all’adeguatezza delle altre misure da adottare in caso di emergenza, la sala polifunzionale resta inaccessibile. «Un eventuale problema potrebbe mettere a rischio l’incolumità di chi si trovasse all’interno per un’iniziativa», fa rilevare il presidente, «con conseguenze anche di rilevanza penale a carico della proprietà della struttura». D’Angelo dunque non se la sente di mettere a repentaglio gli utenti di uno spazio per il quale manca la garanzia data dalla certificazione richiesta dalle norme e denuncia l’atteggiamento «sciagurato» della Regione che invece «consente l’accesso del pubblico alla biblioteca, accettando il pericolo che gli utenti possano subire gravissimi danni personali in caso di emergenza e di non idoneo funzionamento dei sistemi di sicurezza». L’impossibilità di riaprire la sala sotterranea in mancanza del certificato antincendio ha effetti negativi sotto vari profili. «La città è privata dell’unico spazio in centro, tolto anche il cineteatro comunale da ristrutturare, di una certa capienza per iniziative culturali e conferenze», tiene a precisare D’Angelo, «ma per noi il danno è anche economico». La sala con l’ingresso in via Comi ospita circa 200 eventi l’anno e garantisce all’amministrazione provinciale introiti per circa 80mila euro. «Non sono pochi», puntualizza il presidente, «ma siamo costretti a rinunciarci per la mancanza di un documento che si può ottenere in 15 o 20 giorni al massimo». Nonostante si tratti di un adempimento tutt’altro che complesso dalla Regione finora sono arrivate risposte evasive. «Ci hanno detto, in tono irritato, che non hanno tempo», conclude D’Angelo, «e che non dobbiamo mettergli fretta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA