Salma sparita, chiesti i danni al Comune

13 Maggio 2019

Pineto, archiviata l’inchiesta penale la figlia del defunto cita l’ente per 600mila euro: «Non c’è stata vigilanza»

PINETO. Chiede 600mila euro di danni morali al Comune di Pineto perché per trent’anni ha pianto su una tomba in cui non c’era suo padre. Di chi siano quei resti rimarrà per sempre un mistero, mentre quelli del suo congiunto sono finiti chissà dove. Finisce davanti al tribunale civile il giallo di Pineto, il caso della salma sparita al cimitero dove una donna ha scoperto che nella tomba del padre in realtà c’era il corpo di un altro. Così ha accertato un’inchiesta della Procura aperta per stabilire tutt’altro. L’indagine, infatti, era stata aperta per vilipendio di cadavere dopo la denuncia della stessa donna che accusava un dipendente dei servizi cimiteriali di Pineto di aver gettato acido sulla salma del genitore deceduto nel 1986 per accelerarne la decomposizione in vista di una esumazione dalla tomba a terra nel cimitero.
I consulenti nominati dalla Procura hanno stabilito che la sostanza usata è di quelle previste dalle varie normative, ma hanno accertato una verità ancora più inquietante: i restinon sono quelli del papà della donna visto che l’esame delle ossa ha accertato che si tratti di uomo di un’età compresa tra i 37 e i 45 anni deceduto nello stesso periodo, mentre il padre della donna è morto a 64 anni. L’inchiesta penale è stata archiviata anche perché, ha scritto la Procura nella richiesta poi accolta, qualsiasi eventuale reato commesso risulterebbe prescritto visto il tempo trascorso. Ma sul fronte civilistico tutto cambia. La donna, assistita dagli avvocati Antonietta Ciarrocchi e Monica Passa monti, chiede il risarcimento dei danni morali perchè, si legge nell’atto di citazione, «è stato leso il diritto inviolabile al rispetto e alla pietas verso la salma del congiunto». Nella richiesta di risarcimento si va fa riferimento alla mancata vigilanza e custodia che il Comune, proprietario e gestore del cimitero, non avrebbe garantito. «La gestione della struttura cimiteriale», si legge, «non ha posto in essere alcuna misura di sicurezza alfine di evitare l’ingresso di non addetti all’interno, permettendogli in tal modo di disseppellire la bara e sostituirla con’altra di soggetto ignoto. Per di più della bara del genitore della esponente non si ha più traccia, ravvisandosi la fattispecie di sottrazione di cadavere. La sottrazione potrebbe essere stata commessa, con pari grado di verosomiglianza, da soggetto interno all’organico della struttura comunale, così come da soggetti esterni, il cui ingresso non è stato in alcun modo impedito da chi era deputato alla vigilanza e alla custodia. In ogni caso il fatto illecito di terzi (rimasti ignoti stante il lasso temporale) è stato posto in essere in conseguenza della condotta colposa del Comune da ravvisarsi nella carente sorveglianza e custodia dei luoghi». La prima udienza davanti al tribunale civile è prevista per il 30 settembre.(d.p.)
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