Sarà accessibile la domus romana della Madonna delle Grazie

Arrivano 1,7 milioni dal ministero per liberare il sito archeologico dalla gabbia che lo chiude ora Verranno anche abbattuti i casotti dell’ex pompa di benzina per aprire la visuale da Porta Reale
TERAMO. Il sito archeologico della Madonna delle Grazie tornerà libero e a disposizione dei cittadini. A questo scopo è finalizzato il finanziamento di 1,7 milioni stanziato dal ministero dei Beni culturali e assegnato alla Soprintendenza regionale. La pesante struttura metallica che da anni chiude i resti di abitazioni romane sarà dunque smantellata e la stessa sorte subiranno i casotti dell’ex distributore di benzina, in parte convertiti in autolavaggio, che affacciano sulla rotonda davanti a Porta Reale. L’obiettivo è ricreare la perduta continuità urbanistica tra l’area in questione e il centro storico da una parte e il santuario della Madonna delle Grazie dall’altra. Si può riassumere così il senso dell’intervento prospettato dalla Soprintendenza e che il ministero ha finanziato.
La somma, che rientra in uno stanziamento complessivo di quattro milioni di euro per l’Abruzzo, da ripartire tra le province di Teramo, Chieti e L’Aquila, sarà assegnata in due parti. Al 2019 fa riferimento quella più consistente che ammonta a un milione di euro, mentre per l’anno prossimo è prevista l’aggiunta di 700mila euro. Il finanziamento ministeriale, che dà seguito all’impegno assunto un paio di mesi fa dal sottosegretario Gianluca Vacca, consentirà dunque alla Soprintendenza di avviare la progettazione dell’opera. Copertura e recinzione che attualmente isolano l’area archeologica verranno rimossi.
«Cambierà completamente l’immagine del sito», spiega Vincenzo Torrieri, funzionario responsabile della Soprintendenza per la provincia di Teramo, «si tratta di uno spazio troppo importante per farlo restare sempre chiuso e inaccessibile». Solo le parti più delicate, in particolare alcune pavimentazioni, continueranno a essere protette da piccole coperture a ombrello, probabilmente trasparenti per ridurne l’impatto visivo, e da ringhiere basse. Il resto dell’area tornerà aperta come in passato. «Quello era di fatto il sagrato del santuario, dove sostavano i pellegrini al termine di lunghi spostamenti», sottolinea Torrieri, «ma anticamente ha ospitato anche la fiera». Il valore dell’area e dell’intervento per la sua liberazione non è solo archeologico e urbanistico, ma assume un carattere storico e sociale. «Si tratta di ricreare un collegamento naturale con quello che sta intorno all’area», insiste Torrieri, «siamo dentro la città, appena oltre le mura del centro storico, c’è bisogno che questo si capisca». Diventa indispensabile di conseguenza anche l’eliminazione delle strutture residue dell’ex distributore di carburanti e dei locali adibiti a bagni a servizio dell’area archeologica rimasta per anni inaccessibile. L’operazione, che entrerà nel vivo con la progettazione esecutiva e l’appalto dell’opera, richiederà il coinvolgimento del Comune con il quale sono stati già avviati contatti nel corso di sopralluoghi nell’area in questione. «Lavoreremo insieme», sottolinea Torrieri, «sviluppando la massima collaborazione per riappropriarci di uno spazio fondamentale».
Lo stanziamento per il sito archeologico della Madonna delle Grazie non è l’unico assegnato alla provincia di Teramo. Il ministero, infatti, ha previsto per l’anno prossimo l’erogazione di 700mila euro, attribuiti sempre alla Soprintendenza regionale, per il restauro dei dipinti della cattedrale di Atri.
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