Scalone attacca ancora Nuzzo «Deve lasciare la Fondazione»

19 Luglio 2014

TERAMO. «Riteniamo immorale che Mario Nuzzo continui a fare il presidente della Fondazione Tercas. Infatti, egli ha la grave responsabilità di aver, ininterrottamente nei decenni, nominato sempre lo...

TERAMO. «Riteniamo immorale che Mario Nuzzo continui a fare il presidente della Fondazione Tercas. Infatti, egli ha la grave responsabilità di aver, ininterrottamente nei decenni, nominato sempre lo stesso presidente con il suo entourage di amici alla Tercas, di non aver controllato i conti come era suo dovere e di aver condiviso e ratificato tutte le scelte del C.d.A. sino all'ultimo». E’ quanto affermano l’ex consigliere di amministrazione della Fondazione Tercas Enzo Scalone e il gruppo politico dei “Per davvero” in riferimento alla situazione della banca teramana. «Finalmente è stata convocata l'assemblea della Tercas. Contestualmente sono stati resi noti i numeri, da capogiro, del dissesto: 602 milioni di euro di buco; valore delle azioni, sia della Fondazione che dei privati, zero».

Una situazione, sostengono Scalone e i “Per davvero”, più drammatica di quanto ci si potesse aspettare. «A nostro giudizio»,prosegue la nota, «in questo incubo collettivo teramano, non possono essere ulteriormente minimizzate le responsabilità della Fondazione e non è più sopportabile che uno degli attori protagonisti del dramma sia ancora sulla scena. Ci riferiamo al presidente della Fondazione Nuzzo. Il semplice fatto che egli continui ancora a rappresentare la Fondazione, non solo è immorale, ma è soprattutto inopportuno e penalizzante». Questo perché, secondo Scalone e il gruppo politico dei “Per davvero”, Nuzzo continuerebbe «tuttora a proteggere i suoi nominati, rifiutandosi di intraprendere nei loro confronti azioni di responsabilità; come sarebbe giusto e come sarebbe interesse della Fondazione».

«Sul piano concreto», prosegue la nota, «riteniamo inopportuno e penalizzante che Nuzzo resti nel suo ruolo. Infatti è sotto gli occhi di tutti che i suoi appelli alle altre Fondazioni e agli investitori privati a partecipare alla ricapitalizzazione della Tarcas sono caduti nel vuoto. E' ovvio che, in questa situazione la credibilità, non solo sua ma della stessa Fondazione, dopo i danni provocati con le accondiscendenze, le disattenzioni e le nomine tutte sbagliate, è fortemente scossa. Tra l'altro, vale la pena far notare, che i fondi residui di cui dispone la Fondazione e con i quali potrebbe entrare nella nuova banca, altro non sono che i soldi degli azionisti teramani, incassati con la vendita del 15% delle vecchie azioni e che oggi, sappiamo, valgono zero».