Schiacciato nell’azienda condanna bis per l’autista

11 Luglio 2014

Roseto, in appello la morte del pensionato travolto da seicento chili di carta I giudici confermano la sentenza di primo grado: ignorate le norme di sicurezza

ROSETO. I giudici della corte d’appello dell’Aquila hanno confermato la sentenza di primo grado emessa nel 2013 dall’allora tribunale di Atri (giudice Ileana Ramundo) per l’incidente sul lavoro che il 22 gennaio del 2007 costò la vita al 70enne rosetano Serafino Marini. Anche la sezione penale della corte d’appello (presidente Aldo Manfredi, a latere Marco Flamini e Armando De Aloysio) ha ritenuto responsabile di omicidio colposo Franco De Flaviis, uno degli autisti che si trovava con Marini al momento dell’incidente, condannandolo a un anno di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali. Assolta per non aver commesso il fatto Franca Gianassi, titolare della ditta Autotrasporti D’Eustachio srl in contrada Salara di Roseto, dove sette anni fa si consumò la tragedia. Nel frattempo l’azienda in questione ha cessato l’attività.

La responsabilità individuata dai giudici riguarda l’omesso controllo da parte degli autisti (oltre a De Flavis c’era anche Matteo Di Giuseppe, il quale è stato giudicato separatamente perché ha scelto di patteggiare), in particolare per quanto riguarda il posizionamento di sbarre di sicurezza per il contenimento dei colli da scaricare.

Marini, ex dipendente in pensione della ditta, in quel periodo continuava a frequentare l’azienda e a svolgere piccoli lavoretti. E proprio in questa veste il giorno dell’incidente l’uomo si trovava nell’azienda. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo si trovava vicino al camion e stava scaricando della merce. Improvvisamente, però, dal mezzo cadde un blocco di carta pressata del peso di 600 chili che lo schiacciò. Marini era originario della frazione rosetana di Montepagano. L’uomo aveva lavorato oltre quarant’anni per la ditta D’Eustachio, cominciando negli anni ’60 come gommista. Una volta andato in pensione, Marini era rimasto comunque legato da ragioni affettive all’impresa che gli aveva dato da vivere.

A dispetto dell’età ormai avanzata, Marini aveva conservato un’invidiabile energia unita a una gran voglia di rendersi utile. D’estate lavorava nello stabilimento balneare di famiglia, mentre negli altri mesi andava spesso nella ditta in cui aveva trascorso la sua vita lavorativa. Lo fece anche quel giorno di sette anni fa, quando venne travolto e ucciso dall’enorme blocco di carta pressata. La famiglia dell’uomo, che si è costituita parte civile, è stata assistita dall’avvocato Gabriele Rapali.

Federico Centola

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