Scienze alimentari, è boom Gli studenti raddoppiano

Mosciano, per accogliere il gran numero di ragazzi da tutto l’Abruzzo la facoltà deve abbattere un muro e a chiedere l’aula convegni di Sviluppo Italia
MOSCIANO. «Siamo in un’emergenza positiva». Usa un ossimoro Dino Mastrocola, prorettore vicario e docente della facoltà di Bioscenze e tecnologie agroalimentari e ambientali, per definire quanto sta accadendo. Il numero di studenti che frequentano le lezioni del primo anno, iniziate il 29 settembre, è talmente alto che le aule non riescono più a contenere i ragazzi. «Per la prima volta dal 1999, anno di istituzione del corso di Scienze e tecnologie alimentari, nell'aula del primo anno gli studenti non ci stanno», esordisce Mastrocola, «tanto che stiamo valutando di eliminare una parete per allargare l’aula. Contemporaneamente abbiamo avviato contatti per acquisire l’aula convegni di Sviluppo Italia, sempre a Mosciano: è da 70 posti e lì potremo spostare una classe della laurea magistrale».
La situazione attualmente è questa. Alcune lezioni del primo anno, chimica generale e matematica, sono in comune fra i due corsi di laurea della facoltà, Scienze delle tecnologie alimentari e Viticoltura ed enologia. Nel primo caso sono circa cento gli studenti che frequentano quest’anno, nel secondo 45. Ma l’aula è da 120 posti.
L’operazione si concretizzerà fra una settimana. Il tempo per capire se i cento ragazzi che frequentano il primo anno di lezioni, confermerà le iscrizioni. Infatti da qualche tempo a questa parte è invalsa questa usanza, probabilmente anche a causa della crisi economica: iscriversi all’ultimo momento, ma intanto seguire le lezioni. Non a caso attualmente i nuovi iscritti a Scienze delle tecnologie alimentari sono 52. Non solo: dei 100 che frequentano gli iscritti sono solo 28: se dunque tutti dovessero iscriversi, sarebbero più di cento le matricole, contando anche coloro dei 52 che, pur essendo iscritti, ancora non vanno a lezione.
Comunque sia, è previsto un bel salto avanti rispetto all’anno scorso, quando i nuovi iscritti erano 86, più i 54 di Viticoltura ed enologia. «Il motivo principale è che nonostante la crisi, l’agroalimentare è l'unico settore che, a livello regionale e teramano in particolare, continua a tenere e gli sbocchi lavorativi sono particolarmente interessanti», spiega Mastrocola, «i dati occupazionali Alma Laurea nel 2013 indicano in due mesi il tempo medio necessario per trovare lavoro per i laureati in Scienze e tecnologie alimentari e Viticoltura ed enologia. Va inoltre ricordato che la nostra facoltà può contare su oltre 200 convenzioni per lo svolgimento di tirocini da parte di laureandi e laureati, stipulate con aziende ed enti della regione e di altre zone del territorio nazionale e internazionale. Il tirocinio rappresenta un importante momento di contatto dei laureandi con il mondo del lavoro che si troveranno di fronte conclusa l'esperienza accademica e anche una tappa fondamentale per verificare se quanto si è appreso a livello teorico nei corsi universitari trova riscontro nelle problematiche che si presentano nel mondo del lavoro. In molti casi l'esperienza del tirocinio si trasforma in assunzione a tempo determinato o indeterminato».
Tra le motivazioni del successo in termini di iscritti di Bioscienze e Tecnologie agroalimentari e ambientali vanno forse annoverati anche il collocamento ai primi posti nella valutazione annuale realizzata dal Censis per il quotidiano La Repubblica e il recente accreditamento europeo Eqas di Scienze e tecnologie alimentari. «Questa certificazione di qualità ottenuta dai corsi di laurea di Teramo, primi in Italia e in Europa», spiega il prorettore vicario, «certifica l'elevato livello qualitativo della didattica e della ricerca e lo stretto rapporto con il settore produttivo di riferimento e il "bollino qualità" viene riportato sul certificato di laurea che lo rende meglio spendibile a livello sia nazionale che internazionale. Ritengo inoltre che l’alto numero di frequentanti sia anche in relazione al patto con lo studente: molti ragazzi frequentano (l’anno scorso l’80%), fanno prove intermedie e sostengono l’esame alla fine come nei campus americani e anglosassoni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

