Sciopero dei medici Per l’Anaao c’è stata una forte adesione

«Garantite solo le urgenze». La Asl: hanno aderito in pochi Il sindaco D’Alberto: «Condivido i motivi della protesta»
TERAMO. Numeri discordanti fra la Asl di Teramo e l’Anaao, il sindacato dei medici ospedalieri, circa l’adesione dei medici teramani alla giornata di sciopero nazionale che si è svolta ieri. Un’adesione massiccia, secondo il sindacato che ha organizzato la giornata di protesta in difesa della sanità pubblica; secondo fonti della Asl, invece, avrebbe aderito meno del dieci per cento dei medici ospedalieri in servizio nei quattro presidi teramani, ma si tratta – spiegano sempre alla Asl – di numeri riferito solo al primo turno di lavoro, dal momento che i dati relativi all’intera giornata saranno disponibili soltanto oggi. In ogni caso, come dichiara la responsabile aziendale per la Asl di Teramo dell’Anaao, Gabriella Marini, nelle sale operatorie sono stati eseguiti solo gli interventi di urgenza, mentre tutti gli altri sono stati sospesi, a riprova di un’adesione non certo marginale dei medici teramani alla protesta nazionale. Una protesta di carattere generale nella quale si sono innestati anche i problemi locali, come la carenza di personale negli ospedali teramani, che presto sarà aggravata da un’infornata di pensionamenti, la scarsa sicurezza sismica degli edifici ospedalieri, il basso rapporto tra personale in servizio e posti letto.
La protesta dei medici ha raccolto l’adesione di numerosi sindaci abruzzesi– alcuni dei quali erano presenti alla manifestazione regionale che si è svolta davanti all’ospedale San Salvatore dell’Aquila – tra cui anche il primo cittadino di Teramo Gianguido D’Alberto, il quale ha diffuso una nota per esprimere la propria condivisione all’iniziativa di protesta. «Non posso che concordare con le loro ragioni», ha dichiarato D’Alberto, «considerato anche il fatto che per molte di esse mi sono già espresso pubblicamente: carenza di personale, precariato, liste d’attesa, mobilità, strutture inadeguate e obsolete, fondi insufficienti per acquistare nuovi strumenti. A questi, nello specifico teramano, aggiungo i ritardi nell’approvazione dell’atto aziendale, la questione dei primari e le sofferenze del personale paramedico». «È evidente», continua il sindaco, «come le politiche sanitarie siano troppo spesso terreno di occupazione della politica e non strumento per garantire il diritto alla salute; è perciò improcrastinabile tornare a rimettere al centro di ogni questione la tutela del malato e la garanzia della salvaguardia dei suoi diritti, garantendo a tal fine per il settore medico le migliori opportunità di lavoro. Se non fosse per la passione di tanti professionisti, dell’impegno qualificato del personale infermieristico e dell’impegno costante di tutti gli operatori sanitari che con il loro lavoro quotidiano, costituiscono il vero baluardo in difesa del diritto alla salute dei cittadini abruzzesi, forse la sanità regionale avrebbe già toccato il fondo. È necessario, ora più che mai, dare una svolta a tutto ciò ed è significativo che a portare alla luce le condizioni della sanità regionale siano congiuntamente medici, sindaci e istituzioni. C’è bisogno di una svolta, concreta e urgente». (red.te.)
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