Scoppiano scontri tra anarchici e polizia

Da una ventina di manifestanti sputi e insulti agli agenti, che caricano e li disperdono. Giovane denunciato per resistenza
TERAMO. Scontri e tensione tra polizia e anarchici davanti al tribunale. È accaduto ieri mattina mentre davanti al giudice Antonio Converti si svolgeva la prima udienza del processo a Pierloreto Fallanca e Gianluigi Di Bonaventura, i due anarchici accusati di resistenza ed oltraggio a pubblico ufficiale in relazione alla vicenda dell’esposizione, nel giugno 2016, di uno striscione con la scritta “assassini” durante il concerto della banda della polizia di Stato in piazza Buozzi a Giulianova. Fuori dal palazzo di giustizia di via Beccaria si sono radunati una ventina di manifestanti, tra cui diverse ragazze, arrivati per esprimere solidarietà ai due imputati. La polizia si aspettava questa manifestazione ed era presente con una quindicina di agenti in assetto antisommossa coordinati dal vicequestore aggiunto Paolo Pitzalis.
I giovani, tra i quali anche alcuni minorenni, volevano entrare all'interno del palazzo di giustizia ma l'accesso è stato loro negato per motivi di ordine pubblico e perché il loro abbigliamento non rispettava il regolamento di decoro previsto in tribunale. Man mano è salita la tensione, con insulti e qualche sputo da parte dei manifestanti e gli agenti che hanno effettuato alcune cariche con il risultato di far disperdere il gruppo di giovani. Tre agenti sono rimasti lievemente contusi mentre un ragazzo è stato bloccato dagli agenti e accompagnato in questura, dove è stato identificato e successivamente denunciato a piede libero per resistenza a pubblico ufficiale. I manifestanti sono comunque rimasti nelle vicinanze del tribunale, guardati a distanza dalla polizia, fino al termine del processo, quando uno dei due imputati, il musicista di Martinsicuro Fallanca, è stato riportato in carcere a Castrogno. A quel punto i manifestanti si sono spostati davanti alla questura, dove sono rimasti fino al rilascio del ragazzo fermato.
Intanto in tribunale il giudice Antonio Converti ascoltava i testi del pm, tra cui gli agenti che nel giugno del 2016 avevano effettuato il servizio d'ordine durante l'esibizione della banda della polizia di Stato e che hanno raccontato quanto successo quella sera. Secondo quanto ricostruito all'epoca i due imputati, insieme ad altri anarchici, dopo essere giunti in piazza Buozzi senza farsi notare, avevano rivolto lo striscione con la scritta “assassini” verso il pubblico seduto sulle tribune e poi lo avevano voltato verso il complesso musicale. A quel punto erano stati fermati da un gruppo di poliziotti, sia in uniforme che in borghese, che aveva arrotolato lo striscione e portato via i ragazzi verso corso Garibaldi, con i giovani che durante il percorso avevano iniziato ad urlare "Giustizia per Cucchi". Successivamente gli stessi manifestanti erano stati accompagnati al distaccamento di polizia stradale di Giulianova, dove in sei erano stati identificati e quindi denunciati. Di questi sei due, Fallanca e Di Bonaventura, sono finiti a processo.
Fallanca è attualmente detenuto in carcere per un'altra vicenda: il giovane è infatti ritenuto tra i responsabili dell’esplosione di un ordigno rudimentale avvenuto a Capodanno a Firenze, in seguito alla quale rimase gravemente ferito un artificiere della polizia, Mario Vece, che perse un occhio e l’uso di una mano. Una vicenda per la quale su Fallanca pende l’accusa di concorso in tentato omicidio nonché di fabbricazione, detenzione e porto abusivo di materiale esplodente, formulata dalla procura di Firenze. Con lui sono indagate altre quattro persone, tutte facenti capo all’area politica definita anarco-insurrezionalista. Appena qualche mese fa una trentina di anarchici aveva manifestato davanti al carcere di Castrogno per chiedere la liberazione di Fallanca. In quell'occasione i manifestanti avevano acceso un fumogeno, esibito un paio di cartelli e inneggiato alcuni slogan.
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