Scuole, due dirigenti su cinque chiedono al Comune nuovi spazi

La Savini-San Giuseppe vorrebbe l’installazione di Musp, alla Fornaci Cona mancano tre aule D’Alberto: «Spero ci aiuti il commissario della ricostruzione Legnini, nel cratere è tutto più difficile»
TERAMO. La riapertura delle scuole sarà un grosso problema anche a Teramo, sebbene per gli istituti di proprietà comunale – ovvero scuole dell’infanzia, primarie e medie – finora dalle dirigenti scolastiche siano arrivate poche richieste di nuovi spazi. In particolare, come è emerso da un confronto sull’argomento avuto ieri con la stampa dal sindaco Gianguido D’Alberto e dal suo vice Giovanni Cavallari, la dirigente dell’istituto comprensivo Teramo 2 (Savini-San Giuseppe) Adriana Sigismondi ha chiesto dei Musp – moduli ad uso scolastico provvisorio – da installare negli spazi esterni all’edificio dell’ex media Molinari, che dopo il terremoto 2016 è diventato sede della Savini e della San Giuseppe (entrambe rese inagibili dalle scosse); e la dirigente del Teramo 5 Maria Letizia Fatigati ha posto l’esigenza di avere tre aule in più per gli alunni della primaria Fornaci Cona, ospitati attualmente in un’ala dell’istituto tecnico Forti.
Premesso che l’istituto Teramo 2 è quello con più alunni nel territorio comunale, e che quindi il problema posto dalla preside Sigismondi non è affatto di poco conto, al Comune poteva andare peggio. Tuttavia D’Alberto e Cavallari non appaiono affatto tranquilli, anzi a domanda precisa rispondono all’unisono: «Siamo preoccupati, sulle scuole si è partiti troppo tardi, servono risorse». D’Alberto aggiunge: «Il commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini ci può dare una mano, gli ho chiesto di attivarsi con il ministro Azzolina perché non è possibile che in un cratere sismico per le scuole sia tutto come altrove. Qui a Teramo già si sono dovuti trovare nuovi spazi».
La possibilità di avere i Musp per aumentare le aule è, finora, solo ipotetica. Il Comune di Teramo, nel caso in cui i moduli dovessero arrivare, ha due aree a disposizione per collocarli: quella dietro la scuola D’Alessandro e il vecchio stadio Comunale. Nel frattempo, Teramo ha presentato la propria candidatura per ottenere i fondi Pon, distribuiti dal ministero dell’Istruzione per interventi di edilizia leggera e fornitura di arredi. La quota riservata a Teramo è di 310mila euro, così divisi: istituto comprensivo Teramo 1 69mila, Teramo 2 85mila, Teramo 3 63mila, Teramo 4 58mila, Teramo 5 26mila, convitto 8.500. Con questi soldi non si potranno realizzare interventi strutturali, ma al massimo delle tramezzature. Al riguardo Giovanni Cavallari, che di mestiere fa il funzionario dei vigili del fuoco e quindi mastica da tempo la materia, tiene a dire: «Per eventuali modifiche strutturali delle scuole ci vorranno garanzie e deroghe da parte dello Stato, nulla dovrà essere imputabile a presidi e sindaci. Per questo abbiamo ritenuto di coinvolgere i rappresentanti della sicurezza di ogni istituto».
D’Alberto conclude: «È importante che gli uffici scolastici regionali e provinciali diano direttive chiare e omogenee, non è possibile che ogni scuola vada per conto suo: la gestione delle città diventerebbe impossibile».(d.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

