Scuole medie rimaste chiuse È bufera politica su D’Alberto

10 Dicembre 2020

Diciotto sindaci di centrodestra lo invitano a dimettersi da presidente dell’Anci: «Doveva coinvolgerci» Accuse anche da Lega, Futuro In e Italia Viva: «Ha usato la precauzione a corrente alternata»

TERAMO. «Gianguido D'Alberto si dimetta da presidente Anci». A chiederlo, con una nota ufficiale, sono 18 amministratori comunali di centrodestra della provincia, che all'indomani della decisione del sindaco di Teramo di lasciare chiuse le seconde e terze medie nonostante l'ordinanza di Marsilio lo hanno accusato di una mancata condivisione dell'iniziativa con i colleghi e di aver abusato del suo ruolo di presidente Anci nell'interlocuzione diretta con l'ufficio scolastico. A firmare la richiesta di dimissioni sono i sindaci di Atri, Ancarano, Campli, Castel Castagna, Colledara, Colonnella, Corropoli, Giulianova, Montefino, Montorio, Morro d'Oro, Nereto, Penna Sant'Andrea, Pietracamela, Tortoreto e Torricella Sicura e i vice sindaci di Notaresco e Silvi, per i quali la decisione di D'Alberto avrebbe un mero sapore politico. «Quanto accaduto è molto grave», scrivono i diciotto amministratori comunali, «D’Alberto avrebbe dovuto condividere con tutti i sindaci le motivazioni che lo hanno portato a non riaprire, considerando che si è confrontato con gli uffici sovracomunali, cosa che ha potuto fare come rappresentante dell’Anci e quindi grazie a tutti noi, salvo poi non condividerne i contenuti e gli esiti, poiché forse immaginava il disaccordo degli altri amministratori, come dimostrano i fatti: D’Alberto è stato l’unico sindaco della regione ad aver chiuso le scuole». Un atteggiamento che i sindaci di centrodestra giudicano ipocrita. «Nello stesso giorno, oltre all’ordinanza di chiusura, ha divulgato in tutti i modi iniziative di ogni genere nella città di Teramo», continuano, «come ad esempio le luminarie che, alla loro accensione, hanno creato non pochi assembramenti, denunciati sui social. Nel farlo ha detto che ciò rappresentava una speranza, è bene che il sindaco rifletta sul fatto che riaprire le scuole vuol dire riaprire le porte della formazione che deve essere permanente e continua, perché deve durare per tutto l’arco della vita. Questa è una certezza, non una “speranza”. Per queste ragioni ne chiediamo le dimissioni da presidente Anci».
A scagliarsi contro D'Alberto anche il vice commissario della Lega Fiore Febbraro. «Non si capisce perché D’Alberto abbia consentito l’apertura degli esercizi commerciali, o la ripartenza per dirla in chiave giallo - rossa», tuona Febbraro, «ma abbia lasciato a casa tutti gli studenti della seconda e terza media contravvenendo alla tesi delle scuole sicure sciorinata dalla governance nazionale e sostenuta dallo stesso D’Alberto, nello scorso mese di marzo, quando chiese con insistenza di lasciare le scuole aperte a seguito dei primi casi Covid19 nelle scuole della costa teramana. Molto più semplicemente il buon D’Alberto ha utilizzato la vecchia tecnica del “un colpo al cerchio e uno alla botte” per non scontentare nessuno».
Sulla stessa linea i consiglieri comunali di Futuro In Franco Fracassa e Maurizio Salvi, che paragonano D'Alberto al "visconte dimezzato" di Calvino. «Il sindaco come il personaggio calviniano pesca dalle situazioni ciò che più gli fa comodo», dichiarano, «lascia che i negozi aprano ma le scuole no. Vorremmo chiedere a D'Alberto come mai, visto che è in contrasto con l'ordinanza regionale, ne ha accettato una parte e rifiutata un'altra. Lo ha fatto per poter festeggiare in piazza l'accensione delle luci natalizie la sera stessa?».
Tra gli attacchi a D'Alberto anche quello del consigliere comunale di Italia Viva Giovanni Luzii. «Il principio di precauzione non può essere utilizzato a corrente alternata per la scuola e per gli esercizi commerciali», commenta.
Immediata la replica di D'Alberto, che precisa come il confronto con l'ufficio scolastico, così come la decisione di tenere chiuse le scuole, sia avvenuto come sindaco di Teramo. «Ho volutamente lasciato fuori l'Anci da tutto questo perché ho grande senso istituzionale», ha detto il sindaco, «ed è una decisione che avevo già preannunciato subito dopo l'ordinanza. Un conto sono i negozi, che possono scegliere o meno di aprire, un conto sono le scuole. E per quanto riguarda le luminarie non avevamo assolutamente comunicato nulla e nonostante ci fossero molte persone non si è creato alcun assembramento».
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