«Se la giunta resta a nove noi non lo appoggeremo»

Il più drastico è Caccioni: «Se il numero degli assessori non viene ridotto sono definitivamente fuori dalla maggioranza». Falasca chiede discontinuità
TERAMO. La crisi in Comune non si scioglie con l'acqua del Ruzzo. Il ritiro delle dimissioni da parte del sindaco Brucchi ha colto quasi di sopresa i consiglieri dissidenti Domenico Sbraccia, Alfredo Caccioni e Vincenzo Falasca. L'emergenza idrica ha accelerato la decisione del primo cittadino, che nella riunione di mercoledì pomeriggio con la maggioranza, aveva annunciato altre 24 ore di riflessione per sciogliere la riserva sull'accoglimento delle richieste che puntellerebbero l'amministrazione in bilico, I dissidenti chiedono il ridimensionamento della giunta, con il taglio dei posti da nove a sei, e un rapporto più diretto tra consiglieri e primo cittadino, accantonando i "capibastone". Per loro queste condizioni restano determinanti. «Se il sindaco ha ritirato le dimissioni, al di là dell'accelerazione imposta dall'emergenza idrica», osserva Caccioni, «vuol dire che ha accolto le nostre richieste». Un eventuale tentativo di tornare in consiglio per approvare il documento programmatico con la giunta ancora a nove, come indicato da "Futuro in", condannerebbe l'amministrazione. «Di sicuro non parteciperei a quella seduta», fa sapere Caccioni, «se il numero degli assessori non viene ridotto, sono definitivamente fuori dalla maggioranza». Il consigliere, fuoriuscito insieme a Falasca proprio da "Futuro in", vuole dare un'ulteriore possibilità al sindaco e al superamento della crisi. «Guardo la situazione da ottimista, anche se finora non è stato fatto nulla di quanto abbiamo chiesto», tiene a precisare. «Il sindaco ha capito gli errori commessi da lui e da tutti e per la prima volta c'è stato un confronto faccia a faccia». Se però si dovessero riproporre le logiche che hanno caratterizzato finora i rapporti interni alla maggioranza, Caccioni non ha dubbi sulla scelta: «Meglio il commissariamento». Anche per Falasca questo esito sarebbe inevitabile qualora si proseguisse con tatticismi e decisioni calate dall'alto: «Una guida politica della città sarebbe la soluzione migliore, a patto che ci sia una vera discontinuità con il passato e si condividano le scelte». Il consigliere ex di "Futuro in" ha anche auspicato la formazione di un unico gruppo consiliare di maggioranza. «È una proposta che ha una sua logica perché a quel punto tutti indosseremmo davvero la stessa casacca», spiega, «e affronteremmo insieme le priorità programmatiche». Per Falasca il numero degli assessori non è così determinante quanto la condivisone delle scelte. «Una giunta a quattro», osserva, «può fare meglio rispetto a quella a sei o nove». Il più lapidario dei tre è Sbraccia: «Sono state dettate condizioni e vanno rispettate altrimenti ognuno si assumerà le proprie responsabilità». (g.d.m.)
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