Sequestrate le case galleggianti al porto

22 Ottobre 2020

Blitz della guardia di finanza, la Procura indaga per abuso edilizio e occupazione non autorizzata di spazio demaniale

GIULIANOVA. La Procura apre un’inchiesta sulle casette turistiche galleggianti ormeggiate all’interno del porto di Giulianova (titolare del fascicolo il pm Andrea De Feis) e ieri mattina gli uomini della sezione Roan della guardia di finanza di Pescara (sezione navale) le hanno sequestrate.
Per la verità i finanzieri erano già sul posto martedì mattina, ma hanno dovuto rinviare l’applicazione del provvedimento in quanto due persone in quel momento stavano dormendo all’interno di una delle tre casette. Custode dei beni, nel frattempo, è stato nominato l’Ente Porto nella persona del suo legale rappresentante il direttore Maurizio Ferrari. L’azienda privata titolare delle tre abitazioni galleggianti è Narramondo.
Due le ipotesi di reato contestate dall’autorità giudiziarie: la prima riguarda l’abuso edilizio in quanto, secondo la legge urbanistica regionale, per rendere utilizzabili quelle casette galleggianti sarebbe stata necessaria una regolare licenza rilasciata dall’autorità preposta. La seconda ipotesi di reato concerne la violazione dell’articolo 1161 del codice della navigazione, ovvero l’abusiva occupazione di uno spazio demaniale. Ipotesi per cui la Procura ha chiesto ed ottenuto il sequestro delle tre casette che da ieri mattina non possono essere più affittate. In verità, quando le tre casette furono ormeggiate al pontile della banchina di riva dell’Ente Porto, con regolare contratto di locazione dello spazio, tutto sembrava in regola. Infatti, le casette, dotate di motore, sono in grado di muoversi in acqua e quindi classificate e omologate come natanti. Tanto che l’autorità marittima presente sul porto non ha mai sollevato obiezioni in merito alla presenza dei tre alloggi galleggianti. L’azienda costruttrice aveva dato ampia assicurazione in merito alla possibilità che le tre casette potessero essere ormeggiate. Infatti, questo tipo di turismo, messo in atto attraverso le casette galleggianti, è regolarmente praticato nelle regioni Veneto ed Emilia Romagna già da qualche anno e con la sola attestazione della casetta stessa come natante. Secondo alcune fonti si tratterebbe sempre dell’applicazione della stessa normativa. Ma evidentemente in questo caso l’applicazione è intesa in maniera diversa. Probabilmente l’Abruzzo, in tema di turismo nautico, non è ancora al passo con l’evoluzione dei tempi visto che le abitudini e le usanze, anche in tempo di Covid, cambiano velocemente con la domanda che si fa sempre più diversificata e con l’offerta che, di conseguenza, non può rimanere al palo per anni e anni. La società titolare dei tre resort per il momento non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito ai fatti. Il socio Manolo Di Pietro si è limitato a dire: «Proporremo ricorso».
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