Servizi antincendio, la Asl vince al Tar

15 Luglio 2016

Potrà utilizzare gli addetti alla vigilanza armata ma l’Anisa annuncia ricorso al Consiglio di Stato

TERAMO. E’ ancora battaglia sulla sorveglianza antincendio negli ospedali. Se da una parte la Asl annuncia che il Tar dell'Aquila dice sì «alla possibilità di adibire alla sorveglianza antincendio anche il personale addetto alla vigilanza armata delle strutture sanitarie». L’Anisa, l’associazione che raggruppa le imprese di soveglianza antincendio ridimensiona la portata della sentenza.

La Asl annuncia che la sentenza del 30 giugno è «la prima del genere in Italia, e destinata perciò ad avere una forte ripercussione su tutto il territorio nazionale». La questione risale al febbraio 2016, quando la Asl ha emanato un bando di gara per il servizio di vigilanza e sicurezza armata nei quattro presìdi ospedalieri. Nel bando, la Asl disponeva che anche il personale addetto al servizio di vigilanza armata che avesse frequentato uno specifico corso potesse essere impiegato a supporto degli addetti alla vigilanza antincendio. «In breve la Asl, in un contesto di assoluta carenza di risorse ha predisposto un sistema di vigilanza antincendio "economicamente sostenibile" e che non imponesse ulteriori tagli di finanziamento destinati alla cura dei pazienti atteso che ad oggi il servizio di vigilanza antincendio, sebbene rimodulato in riduzione, costa alla Asl oltre 600mila euro all'anno» .

L’Anisa ha però fatto ricorso al Tar. «I giudici amministrativi, investiti del caso dall'Anisa che riteneva che i propri associati fossero i soli soggetti abilitati a queste mansioni», continua la Asl, «hanno rigettato il ricorso mettendo in rilievo come il bando non riguardi affatto gli interventi per domare il fuoco, che restano nella competenza istituzionale del corpo dei vigili del fuoco con i loro uomini e i loro mezzi, ma solo quelli per i controlli preventivi dei locali e degli impianti, che possono essere svolti benissimo da tutti coloro che hanno conseguito l'apposita abilitazione, pur svolgendo contemporaneamente altre mansioni. Il Tar ha rilevato altresì che, a maggior ragione nel caso di specie, in cui l'attività di prevenzione degli incendi viene affidata agli operatori della sicurezza che già sono tenuti alla vigilanza sui sistemi di sicurezza delle strutture ospedaliere, il problema non si pone».

L’Anisa dal canto suo sottolinea che «il Tar ha sostanzialmente ritenuto non lesiva degli interessi di Anisa e dei suoi associati» la situazione «giammai però affermando – come si è invece voluto far credere all’evidente scopo di rinvenire un sostegno alle tesi sostenute dalla Ausl – che il problema sollevato fosse quello di risolvere la problematica “degli interventi per domare il fuoco, che restano nella competenza istituzionale del corpo dei vigili del fuoco con iloro uomini e i loro mezzi”. La questione, particolarmente delicata, è invece quella dell’approntamento dell’obbligatorio servizio antincendio interno all’interno delle strutture ospedaliere, per il quale deve essere appunto impiegato personale addetto ed all’uopo esclusivamente dedicato», secondo quanto dispongono le norme in materia. L’Anisa ha già dato incarico ai propri legali di proporre appello al Consiglio di Stato, «anche al fine di evitare ogni possibile futuro fraintendimento sulla portata e il senso della normativa vigente, a maggior ragione laddove della stessa si voglia fornire una lettura forzata e contraria alle stesse intenzioni del legislatore. In ultimo ricordiamo come l’ospedale di Teramo sia privo del certificato di prevenzione incendi».