Si aggrava il bilancio delle vittime Morta la nona paziente: è di Silvi
Ieri mattina deceduta una donna di 74 anni ricoverata in Rianimazione ad Atri. I ricoverati salgono a 32 La Cimo contro la decisione di fare un’area Covid a Giulianova: «Inutile, sono sufficienti i letti che ci sono»
TERAMO. Il bilancio dell’emergenza sanitaria in provincia si fa sempre più pesante. Ieri mattina c’è stato il nono decesso riconducibile al coronavirus. Si tratta di una donna di 74 anni di Silvi, ricoverata nella Rianimazione dell’ospedale di Atri.
Nella Asl di Teramo i pazienti ricoverati positivi al Covid-19 sono 32.Di questi, otto sono ricoverati in Malattie Infettive, quattro sono in Rianimazione Covid a Teramo, 16 sono ricoverati nei reparti Covid dell’Ospedale di Atri e quattro in Rianimazione sempre ad Atri. In isolamento domiciliare ci sono 61 persone. In totale sono 113 i casi positivi in tutto il territorio della Asl.
AREA COVID A GIULIANOVA. La decisione dell’unità di crisi della Asl di identificare l’ospedale di Giulianova come ospedale Covid in caso si saturino l’ex sanatorio a Teramo e l’ospedale di Atri, suscita le perplessità della Cimo. L’annuncio che si stavano studiando delle soluzioni per creare un’area Covid nel padiglione est è stata confermata dal direttore generale Maurizio Di Giosia in un’intervista al Centro, oltre che essere contenuta in una serie di documenti ufficiali.
Secondo Sandro Core, segretario aziendale del sindacato Cimo, facendo due conti, in base alle statistiche nazionali, in provincia di Teramo bisogna attendersi «un massimo di 220 contagiati e 175 positivi» e sempre seguendo la media il 10% in terapia intensiva, il 40% in terapia non intensiva e il 50% in isolamento domiciliare. In sostanza fra notare che fra i posti dell’ospedale di Atri e quelli dell’ex sanatorio ci sono «molti più letti dei 90 circa teorici (10% di intensiva e 40% di post intensiva dei 175 teorici di cui sopra). L’unità di crisi, come eventuale successiva struttura Covid ha individuato il presidio di Giulianova, oggetto nei giorni scorsi di sopralluoghi di “esperti” Asl addetti alla crisi» osserva Core, «hanno pensato bene che un piano del padiglione est dovesse essere vuotato per fare posto a eventuali pazienti Covid, in un altro piano sono Ortopedia e Chirurgia accorpate, al piano superiore la Rianimazione, che potrebbe diventare Covid, al piano ancora sopra la Cardiologia non Covid. E questo sarebbe partorito da un’unità di crisi? Caro direttore generale, gli spieghi Lei che un ospedale non è una pizza dolce, da riempire a strati. Ancora, nel padiglione ovest dovrebbe invece essere aperta una specie di osservazione breve per pazienti sospetti (con Pronto Soccorso, Radiologia e Laboratorio analisi dall’altra parte della strada). A parte la commistione di infetti e non infetti, immaginate voi la Babele che si potrebbe creare con malati e personale a girare nell’ospedale tra reparti in parte Covid e in parte no, per di più senza i dispositivi di protezione, come è oramai ben noto a tutti».
I TAMPONI. Core fa alcune riflessioni anche sui tamponi al personale sanitario venuto in contatto con l’anestesista a Giulianova e l’oncologo a Teramo. Sottolinea che sono stati fatti nel weekend, quindi dopo 10 giorni dall’assenza per malattia dei due medici, quando ormai è evidente se ci sono persone contagiate. Ma fa notare che le persone che vengono in contatto con i medici non sono solo quelle che operano nel reparto, ma quelle di diversi settori, e pure i malati. Come è avvenuto negli ospedali di Alzano e Codogno. «È inaccettabile che un tampone disposto oggi venga eseguito entro 48 ore e che ce ne vogliano almeno altrettante per avere le risposte, se non incappiamo nel fine settimana», fa notare.
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