«Si dibatte solo di Sox e intanto non si mette l’acqua in sicurezza»

TERAMO. «A distanza di sette mesi da quell'incidente di maggio che ha provocato il divieto di utilizzo dell'acqua proveniente dal Gran Sasso, sono stati fatti pochi passi in avanti per la messa in...
TERAMO. «A distanza di sette mesi da quell'incidente di maggio che ha provocato il divieto di utilizzo dell'acqua proveniente dal Gran Sasso, sono stati fatti pochi passi in avanti per la messa in sicurezza del bacino idrico. Ci sembra che ci si stia avvitando sull'esperimento Sox, perdendo di vista il problema principale». Si è espresso così l'Osservatorio indipendente sull'acqua del Gran Sasso, tornato in campo ieri mattina per ribadire le proprie priorità. E ha parlato di «strumentale contrapposizione tra scienza e tutela della salute» il collettivo di associazioni, nel sottolineare invece come non ci sia alcuna volontà di opporsi alla ricerca scientifica, ma piuttosto «la giusta richiesta di garantire la sicurezza di un acquifero che rifornisce più di metà regione».
«Ormai è riconosciuta da tutti la presenza di un problema di interferenza tra autostrade, istituto nazionale di fisica nucleare e bacino», ha rilevato l'Osservatorio, «ed è responsabilità di tutti trovare soluzioni reali a questo problema nella consapevolezza che la tutela di salute e ambiente venga prima di qualsiasi altra esigenza». Per i lavori di messa in sicurezza definitiva del bacino, il collettivo ha spiegato che sarebbe stato chiamato lo stesso ingegnere responsabile dell'intervento all'epoca del commissario Balducci, cioè Roberto Guercio. «Le informazioni che circolano prospettano soluzioni che non garantiscono la separazione dell’intero acquifero, ma al contrario comporterebbero la possibilità che i 700mila abruzzesi possano subire un depauperamento della propria acqua e la potabilizzazione della stessa», continuano gli ambientalisti. E ribadiscono: «Fino a quando la situazione del bacino non sarà messa in sicurezza, il livello di rischio deve essere abbassato e le sostanze pericolose nei laboratori devono essere ridotte ».
Il movimento ha poi bacchettato l'istituto di fisica: «Le loro auto-rassicurazioni non sono sufficienti, visti anche i precedenti. Ricordiamo che a seguito dell’incidente del 16 agosto 2002, che comportò la dispersione di trimetilbenzene dall’esperimento Borexino, i laboratori furono sottoposti a sequestro, e a questo seguì un processo conclusosi con l’applicazione concordata della pena, con patteggiamento nei confronti degli allora vertici dell’Infn. E questo dopo che per molto tempo si era continuata a garantire la totale sicurezza dei laboratori, nonostante le associazioni ambientaliste avessero evidenziato numerosi incidenti».
Ma l’Osservatorio ha anche sottolineato il ritardo della Ruzzo reti, «che non ha ancora messo in funzione il nuovo spettrometro che dovrebbe garantire controlli più accurati sull’acqua»; e della Regione, «non ci risulta che siano stati approntati nuovi strumenti per gestire eventuali altre emergenze in maniera meno confusa di quanto avvenne in occasione dell’incidente di maggio». E ha concluso: «Chiediamo risposte convincenti, altrimenti siamo pronti a scendere di nuovo in piazza».
Emanuela Michini
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