Si era occupato anche di Atri l’archeologo morto in Etiopia

13 Marzo 2019

ATRI. Si era occupato anche dell’archeologia atriana il professor Sebastiano Tusa, l’archeologo di fama internazionale morto nel disastro aereo in Etiopia in cui hanno peso la vita 157 persone tra...

ATRI. Si era occupato anche dell’archeologia atriana il professor Sebastiano Tusa, l’archeologo di fama internazionale morto nel disastro aereo in Etiopia in cui hanno peso la vita 157 persone tra cui dieci italiani. Lo ave fatto partecipando anni fa a un convegno s incui si parlava del porto sommerso dell’antica città di Hatria. Un percorso guidato, messa in sicurezza dell'area e sistemazione della segnaletica e, nei pochi giorni di acqua chiara, visite guidate con il “filo di Arianna”, una cima rasente i manufatti, e altri espedienti tattili. Erano le proposte che nell'aprile 2007 Tusa, allora Soprintendente del Mare della Regione Siciliana, in un'intervista all'Anasa formulava parlando di come rendere accessibile il porto romano di Atri , le cui rovine si trovano tra i 6 e i 10 metri di profondità al largo della Torre del Cerrano. Il grande archeologo, assessore ai Beni culturali della Regione Siciliana, era stato nel 2006 relatore a un convegno di archeologia subacquea a Silvi, chiamato dagli organizzatori (associazioni Archeosub Hatria e Scuba Libre Dive) proprio per illustrare le possibilità di valorizzazione di siti archeologici sommersi, sull'esempio di lavori di tutela e scavi fatti nelle acque siciliane. Rendere fruibile quell'antico porto – ancora attivo nel XIII secolo e sprofondato per un terremoto nel 1627 – sarebbe stata un'eccellente operazione in chiave turistica. A causa del fondale basso e sabbioso, però, le acque solo in sporadiche occasioni lasciavano intravedere i lastroni in pietra d'Istria, costruzioni murarie alte tre metri e colonne trilobate, a neanche un chilometro dall’attuale linea di battigia. «Una spesa di centomila euro», spiegava Tusa all'Ansa, «consentirebbe limitate operazioni di sorbonatura (spostamento di materiali molli come il fango, ndr), creazione di un percorso guidato, messa in sicurezza dell'area e sistemazione della segnaletica. A terra si dovrebbe individuare un locale dove esibire i risultati delle ricerche e ricostruire in scala la situazione portuale in visione diacronica».
Il modello a cui pensava Tusa era quello di Alicante, proclamato museo europeo dell'anno nel 2004. Un aiuto, aggiungeva Tusa, «potrebbe arrivare dai palancolati in acciaio, che oppongono resistenza alla spinta laterale dell'acqua. Oggi ne esistono di più stagni di un tempo, come quelli usati in laguna a Venezia, che possono rendere il fondo visibile. Ci sono sistemi di pompaggio dell'acqua più efficaci, che consentono di controllare la situazione garantendo il risparmio energetico». Oggi nell'area marina protetta Torre del Cerrano in estate è possibile effettuare visite guidate in snorkeling insieme alle guide e organizzare immersioni, grazie anche alle indicazioni fornite dal celebre archeologo. Nel giugno 2018, nei locali dell'antica torre di avvistamento, sono stati inaugurati la biblioteca e il Museo del Mare multimediali di Torre Cerrano.