Silvi, incendiò l’auto della figlia La Procura chiede il processo

Per il pm fondamentali le immagini catturate dalle telecamere di videosorveglianza della zona L’uomo è accusato anche di maltrattamenti e stalking nei confronti della ex moglie
SILVI. La Procura chiede il processo per l’imprenditore di Silvi accusato di aver incendiato la macchina alla figlia. Dopo la richiesta firmata dal pm Silvia Scamurra a conclusione dell’indagine, la parola passa ora al gip nell’udienza che si svolgerà nel mese di novembre.
L’uomo, che all’epoca dei fatti fu destinatario di una misura di allontanamento della cittadina adriatica successivamente revocata, è accusato anche di maltrattamenti che avrebbe fatto sia nei confronti della figlia sia di sua madre, ex moglie.
Inizialmente l’incendio era sembrato un gesto vandalico. Per inquirenti e investigatori la svolta nelle indagini era arrivata, come sempre più spesso succede, dalle immagini catturate dalle telecamere di un sistema di videosorveglianza. Fotogrammi che per la Procura inchioderebbero l’uomo di Silvi ad una pesante accusa: quella di aver incendiato la macchina alla figlia maggiorenne, gesto che, sempre secondo la Procura, sarebbe avvenuto nell’ambito del momento legato alla separazione della ex moglie e mamma della ragazza. Un gesto, dunque, che sempre per investigatori e inquirenti, sarette maturato nell’ambito di una serie di maltrattamenti in famiglia. Reati per cui l’uomo è stato destinatario di una ordinanza di divieto di dimora a Silvi (provvedimento firmato a febbraio dal gip Mauro Pacifico su richiesta del pm Scamurra). Ricostruzione, quella fatta attraverso le telecamere, che la difesa dell’uomo, rappresentata dall’avvocato Monica Passamonti, ha sempre contestato sostenendo come quei fotogrammi abbiamo ripreso solo una persona di spalle e che niente di quella figura possa essere riconducibile all’uomo successivamente finito sotto accusa.
L’imprenditore nell’avviso di conclusione delle indagini, oltre che dell’incendio alla macchina, è accusato anche di una serie di maltrattamenti che negli anni avrebbe fatto alla moglie e alla figlia maggiorenne.
Episodi che, secondo l’accusa, sarebbero avvenuti dopo la separazione dalla donna. Secondo l’accusa ci sarebbero stati episodi di minacce telefoniche; non solo chiamate continue ma anche sms inviati alle due donne. Accuse, quest’ultime, che sono state sempre respinte dall’imprenditore.
La richiesta di rinvio a giudizio è l’ennesima fatta in materia di maltrattamenti e stalking nei confronti di ex mogli, reati che negli ultimi anni sono notevolmente aumentati. O meglio sono cresciute, rispetto ad un recente passato, soprattutto le denunce.
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