Silvi, la rabbia del fratello di De Simone: «Questo è un vero e proprio ricatto»
SILVI. Tra i familiari di Sandro De Simone c’è la consapevolezza che il loro congiunto è finito in una situazione molto delicata e dagli sviluppi imprevedibili, anche se sono temprati ai rischi che...
SILVI. Tra i familiari di Sandro De Simone c’è la consapevolezza che il loro congiunto è finito in una situazione molto delicata e dagli sviluppi imprevedibili, anche se sono temprati ai rischi che il mestiere del capitano di paescherecci d’altura comporta. Contattato telefonicamente ieri pomeriggio il fratello del comandante della Idra Q., Cesare, dice: «Quello che sappiamo è che lunedì gli hanno fatto un processo sommario e lo hanno messo in carcere. Gli hanno tolto il cellulare e quindi, da quando c’è stata l’udienza, non può comunicare con la moglie e le due figlie come poteva fare prima. La storia delle reti più piccole è stata solo un pretesto per metterlo dentro e pretendere dei soldi. Infatti ci hanno riferito che, se lui e l’altro ufficiale non pagano, restano in carcere. È un ricatto bello e buono».
Quanto avvenuto in Gambia non è certo una novità assoluta per i marittimi italiani che vanno a fare pesca oceanica in Africa occidentale, ma rispetto agli episodi precedenti ci sono differenze di non poco conto. Nel recente passato, in Guinea Bissau (Paese vicino al Gambia), un altro peschereccio con teramani a bordo è stato sequestrato per mesi dalle autorità locali sempre con l’accusa di aver violato le leggi sulla pesca. Poi, al termine di estenuanti trattative, qualcuno ha pagato e la nave ha potuto riprendere il largo con il suo equipaggio. In quel caso, però, non c’è stata condanna penale né tantomeno la detenzione in carcere di chicchessia. Il governo del Gambia, evidentemente, ha compiuto un salto di qualità rispetto a quelli confinanti.

